Sulle immagini forti

Articolo pubblicato su Facebook il 16 giugno 2010 nelle “note” (ora non più visibili)

Qualche tempo fa scrissi un editoriale sul sito di ValleVegan.

 

Era legato ad un avvenimento che ci eravamo vissuti in quel momento, la proiezione di alcuni filmati molto interessanti prodotti da amici che ne divulgavano l’esistenza in tal modo.

 

Ma le considerazioni che io feci in quell’articolo a mio parere sono valide oggi come allora e le riporto integralmente qui, legandole non più a un evento ma ad un’iniziativa che ho avuto modo di presentare molte volte.

 

E molte volte presenterò nuovamente in futuro. Earthlings.

 

Voglio dunque riprendere un tema a me caro che riguarda l’aspetto comunicativo fra umani e che riguarda un argomento dove gli umani sono i “cattivi”.

 

Le “immagini forti” di Earthlings sono in effetti la cosa più indigeribile che un occhio umano possa guardare:

http://veg-tv.info/Earthlings

(Questo indirizzo non è più valido. Potete trovare il film su https://www.dailymotion.com/video/x2jgp0q [aggiornamento del 23/01/2024])

Tuttavia prima di (ri)guardare questo documentario, vi prego di darmi il vostro parere su quel famoso editoriale che riporto ora qui.

 

Ho bisogno del vostro punto di vista.

 

Grazie.

 

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Intorno alle immagini forti, su ciò che è successo al dibattito sull’ecologia profonda e altro.

“The Witness”.

 

Un martedì sera qualsiasi. Una giornata massacrante sul lavoro e la telefonata di Piero a metà mattina che mi ricorda l’appuntamento serale. Io fra me e me ho un sussulto: “ca..o! me ne ero scordato!”…

 

Ovviamente ci vado e non mi pento. Anzi. Nonostante la stanchezza, un secondo dopo aver varcato la soglia del locale (dove Andy di lì a poco ci avrebbe fatto vedere i suoi piccoli capolavori mediatici), sono decisamente contento di non aver dato spazio alla mia (pur giustificabile) pigrizia.

 

Gli amici ci sono quasi tutti. Sparpagliati in una sala gremita di estranei (fortunatamente).

 

Inizia la proiezione. Il primo filmato, poi il secondo (quello su ValleVegan), poi il terzo, quello più lungo. Che inizia in modo “soft”, poi, tutto a un tratto, le immagini un po’ più “significative”.

 

Niente, in ogni caso, rispetto a ciò che si vede su Earthlings.

 

Eppure, nonostante l’accortezza usata dai realizzatori del film, che hanno scelto di non essere troppo “aggressivi” nei confronti del pubblico, avverto disagio in sala. Un paio di persone si allontanano. E’ un copione ormai visto e rivisto.

 

E mi incazzo.

 

Sono perfettamente consapevole che è sbagliato incazzarsi e dunque sto zitto.

 

So già quello che stanno dicendo: “io non ce la faccio a vedere certe cose” … “poi a me non serve: sono già convinto” … “quando vedo soffrire un animale mi sento male” … eccetera, eccetera, eccetera.

 

Troppe volte ho ascoltato queste affermazioni. Troppe. E non mi hanno mai convinto. Sono dell’idea che la divulgazione anche fra chi sembrerebbe “non averne più necessità” sia comunque utile.

 

Sono decisamente contrario a chi ritiene che – avendo già compiuto le proprie scelte antispeciste e vegane – non serva più “farsi del male”.

 

Qualche anno fa ebbi difficoltà a leggere “Imperatrice Nuda” di Hans Ruesch, ma ciononostante andai avanti. E’ stata dura, lo ammetto. Tuttavia oggi credo che se non lo avessi fatto non riuscirei a comunicare agli altri le ragioni del mio stile di vita. Almeno non con quella forza e quella determinazione che sei in grado di ottenere solo dopo aver fatto “fatica”.

 

La forza e la determinazione te la devi conquistare. Magari provando orrore. Sostenere che “ormai” non hai più bisogno di vedere certe scene strazianti come quelle di Earthlings o di leggere certe pagine come quella del libro che ho citato, mi suona come un volersi convincere che il proprio dovere lo si è già fatto, che dunque si ha la coscienza in pace.

 

Io penso che non ci si debba fermare mai. Che la nostra coscienza non può mai essere in pace. Adottare un paio di cani salvandoli da un canile lager e mangiare polpette vegetali non può essere il nostro punto di arrivo. Ognuno di noi deve farsi portavoce delle istanze di chi non ha la parola, per fare in modo che altri umani possano acquisire la consapevolezza di ciò che la nostra specie è capace di perpetrare.

 

E come si può esercitare una reale funzione – liberatrice e maieutica – nei confronti del prossimo, se non si è “attrezzati” in modo sufficiente?

 

Ecco perché mi incazzo. Perché vorrei che non ci si soffermasse troppo sul “proprio” autoreferenziale dolore. Perché vorrei che – al posto delle lacrime, molto spesso passeggere – noi umani si producesse qualcosa di più.

 

L’avrei voluto dire come premessa iniziale. Lo dico ora. Sono uno che si sente male alla vista del sangue. Ma cerco di tenere duro, consapevole che ogni mia scelta non può mai essere il punto di arrivo, ma solo un’altra tappa nel mio percorso. Sono un ignorante, nel senso che ho troppo da imparare e credo che la conoscenza sia un bene prezioso del quale “ignoro” – appunto – la vastità. Non riuscirò mai a dire a me stesso che “non mi serve più vedere certe cose”.

 

Vorrei che si scatenasse un buon dibattito su questa mia provocazione. E vorrei anche (vi prego!) che nessuno si sentisse offeso da queste mie affermazioni.

 

Con amicizia,

Lidio

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Lidio Maresca (16 giugno 2010 – Facebook. L’editoriale scritto sul sito citato era datato febbraio 2010.)