Un commento a quanto scritto da un pensatore che reputa fariseo chiunque sia contro la trap

Articolo pubblicato su Facebook il 14 dicembre 2018 nelle “note” (ora non più visibili) 

Un’amica di facebook ha postato una nota di Federico Leo Renzi, che non fa parte dei miei contatti. Ciononostante, essendo stato reso pubblico il suo pensiero, mi sono sentito libero di controbattere. In questa sua nota vi sono ottimi spunti di riflessione. Userò, in certi casi, un tono un po’ aggressivo. Dal momento che la provocazione è di moda, penso di averne il diritto.

 

Fra virgolette il suo testo in grassetto. Subito sotto il mio commento. Il Titolo della nota:
“IL PROBLEMA NON E’ SFERA, SIETE VOI”

 

“Ho studiato la Trap come fenomeno sociale, sia quella italiana che americana.”
A parte che si dice “sia … sia” e mettiamo anche da parte che quando leggo “sia … che” mi viene immediatamente l’urto di nervi, l’ho studiata anche io, la trap, dopo esserne stato vittima sugli autobus pieni di ragazzini che hanno intortato i propri irresponsabili ascendenti convincendoli a regalare loro le casse usb (che non bastavano più le cuffiette a tutto volume per rompere i coglioni al prossimo). L’ho studiata perché ogni fenomeno adolescenziale mi fa salire la bava alla bocca dalla rabbia. E allora io, per comprendere, studio. Con umiltà (prerogativa che vedo manca a molti). Credo che questa sia la reazione più sana. Ce l’ho con gli adolescenti? Ma sticazzi! Anni fa le persone sui mezzi pubblici, se vedevano un ragazzino poggiare i piedi sui sedili con le scarpe, minimo gli facevano un cazziatone. Oggi invece tutti muti. Compresi i controllori. Questa legittimazione fa parte dell’assenza di cultura imperante. Ma il problema NON siamo noi. Mi sono rotto i coglioni di queste vuote affermazioni oppositivo-provocatorie messe in giro (non solo sui social) a bella posta per stupire e per far finta di essere contro corrente! E per finire: “noi” chi?

 

“Ho fatto delle interviste qualitative ai ragazzi che l’ascoltano, li ho frequentati, sono andato (sto andando) negli istituti superiori a parlarne, ho organizzato pure un paio di concerti per loro.”
Intanto utilizzi il termine “interviste qualitative” senza descrivere, no scusa: “descrivere” sarebbe chiedere troppo, senza nemmeno elencare una parte dei dati non strutturati, dei sondaggi e dei documenti, ma tant’è. Dici di aver organizzato “un paio di concerti” e con questa premessa pretendi di sdoganare le affermazioni successive.

 

“Quindi ho qualche vaga nozione di quello che sto per scrivere.”
Il sarcasmo sulla “vaga nozione” è profondamente fuori luogo.

 

“L’ultimo problema che abbiamo in Italia (credo se la giochi alla pari con il terrapiattismo) è Sfera Ebbasta.”
No. Non è l’ultimo, ma il primo problema: si chiama assenza totale di cultura. Paragonare il fenomeno trap al terrapiattismo significa non avere il polso di quanta deriva sociale viene veicolata attraverso le manifestazioni di “rumore” che questi minus habens organizzano attraverso i loro – chiamiamoli così – “discografici”.

 

“Il ragazzotto in questione fa esattamente il mestiere per cui è pagato e seguito: racconta i conflitti, desideri, problemi della sua generazione e di quella seguente.”
L’uso del termine “ragazzotto” mi conferma la volontà di sminuire un problema enorme. Per “raccontare” il disagio sociale occorre innanzitutto porsi in una condizione di ascolto di TUTTE le variabili intervenienti. Qui invece si tenta di giustificare l’azione dell’organizzare “concerti” (mi ripugna definire così gli eventi che questi soggetti e i loro burattinai mettono in piedi in improbabili locali adatti a contenere a mala pena un decimo delle persone che accolgono, ma non posso fare altro, purtroppo), si tenta, dicevo, di contrabbandare l’organizzazione di “concerti” come giusta azione atta a valorizzare il “racconto” del disagio. Esaltandolo. Dandogli quella patente “generazionale” non solo per la progenie adolescenziale attuale, ma addirittura per quella “seguente”. Siamo alla predizione del futuro. Non ci sto.

 

“Lo fa con un linguaggio (musicale e testuale) comprensibile al suo uditorio, “
Con questa affermazione ammetti implicitamente che questa operazione non serve ad altro che ad esaltare ancora di più questa logica di nicchia, del “noi contro tutti”. Della divisione, insomma. A parte utilizzare il termine “musicale” che, francamente, utilizzerei per manifestazioni musicali vere.

 

“linguaggio che non ha inventato lui, ma è una fusione delle serie tv, dei film, della musica pop e del gergo giovanile della sua generazione.”
E a che pro? Qui sta il punto. Se non fosse ancora chiaro è proprio questo, il problema. Enorme. Viviamo nell’epoca del “mezzo” che veicola aria fritta. L’esaltazione del nulla. Elencami un solo obiettivo sano che questo fenomeno sociale purtroppo dilagante riesce a mettere in evidenza. Uno scopo migliorativo che in qualche modo giustifichi la provocazione. Siamo stracolmi di “mezzi” di comunicazione. Ci hanno provato (oh, se lo hanno fatto!) a sbugiardare McLuhan. Ma non ci sono riusciti.

 

“Lui non ha creato nulla, lo ha solo interpretato e reso visibile. E qui sta il vero problema, che non è suo né del suo uditorio, ma vostro. La realtà che vi sputa in faccia senza filtri non la capite, vi fa paura, vi sembra un incubo distopico.”
Quello che lui “sputa” non è la realtà. E’ una rappresentazione. Un incantesimo. Da dare in pasto a chi non ha ancora gli strumenti per discernere. Scrivi di “distopìa” negando il pericolo. Prendi per il culo chi ha paura. Mettendoti quindi (spero inconsapevolmente) dalla parte di coloro che vogliono proprio realizzare quel futuro aberrante dove tutto è possibile a patto che si neutralizzi qualsiasi forma di pensiero indipendente e costruttivo. Prendo atto. Ma non ci sto.

 

“Codeina ed eroina sono tornate, circolano fra i ragazzi in quantità che non immaginate, a costi bassi nemmeno fossero brani scaricabili da Spotify.”
Non sono “tornate”. Ci sono da sempre, purtroppo. E in un futuro “distopico”, continuando a legittimare fenomeni come questo, stai pur certo aumenteranno. Sei consapevole che narrare di queste cose, non so quanto “facendo finta” di incoraggiarle – come si evince dai testi – sia la strategia più efficace? Un dodicenne secondo te ha i mezzi per comprendere?

 

“Le ha diffuse la Trap? No, “
Vedi sopra. Inoltre, premesso che la trap può essere un veicolo di droga come qualunque altra invenzione del sistema, scagionarla sarebbe sdoganarla definitivamente. Certo, le droghe non le ha diffuse solo la trap (parola volutamente scritta in minuscolo), ci mancherebbe altro. Ma per favore non insultare la tua intelligenza facendo questo inconsapevole giochino. La comunicazione mi piace quando non manipola.

 

“circolavano da tempo come sedativi contro l’ansia dell’isolamento sociale, del non avere futuro, dell’essere inchiodati nel circolo eterno di lavori precari e sottopagati.”
La Storia, quella con la “S” maiuscola, ci insegna che questa affermazione è buona per qualsiasi epoca. Andava bene durante la crisi del ’29, così come era attuale nei bordelli di Saigon e Da Nang. Funzionava davanti ai cancelli della Fiat negli anni ’70 tanto quanto nella successiva, vomitevole, epoca dell’”edonismo reganiano”…

 

“La Trap si limita a farvi vedere quanto sono presenti e pervasive.”
A te, forse. Per molti – perdonami – non c’è nessun bisogno della trap per essere consapevoli. Penso ai genitori di vittime per overdose, penso a chi opera nei SERT, ma anche a chi ha un figlio in comunità.

 

“Le ragazzine minorenni che vendono immagini/video porno per una ricarica da 10 euro del cell, che scopano con il ragazzo con più follower della scuola per poi postare una foto su Instagram e guadagnare 100 like in più, che si fanno chiamare troie e se ne vantano in opposizione al neobigottismo del politicamente corretto, non esistono perché ci hanno scritto delle barre Sfera o la Dark Polo Gang. Sono le sorelle povere e politicamente scorrette di Chiara Ferragni, la stessa che portate in palmo di mano come esempio di giovane imprenditrice di successo, innovatrice di marketing, donna consapevole ed emancipata.”
La prostituzione come forma mentale (praticata da entrambi i sessi) serpeggia da millenni in tutte le civiltà. Confermo. Non è un’invenzione di questi individui manovrati dagli imprenditori/spacciatori che li hanno creati artificialmente e che li fanno esistere, d’accordo. Sfera Ebbasta è solo un altoparlante sfondato.

 

Non si discute di questo.

 

La domanda, al contrario, è: c’era bisogno di un altoparlante malriuscito? Di un amplificatore di disagio da 3.000 watt? Vogliamo giustificarlo come fosse realtà aumentata?

 

“Il motto “No way out” che è la bandiera della Trap, non l’hanno coniato Lil Peep o Ghali, ma è ripreso da un famoso discorso della Margaret Thatcher, in cui la premier di ferro inglese davanti alla macelleria sociale conseguenti alle riforme neoliberali sosteneva non ci fosse altra strada, altro mondo possibile, se non quello del tutti contro tutti per le ultime briciole del benessere. Voi questo discorso l’avete ripetuto fino alla nausea nelle scuole, nei media, nelle convention di marketing ed economia, che loro l’hanno interiorizzato, fatto diventare un’estetica e uno stile di vita. Vi fa schifo vederli agghindati con rolex da 50.000 euro, Nike anni ’90 da 500 euro a botta, felpe Pyrex pagate 10 volte il loro prezzo di produzione? Chi ha inventato il feticismo del logo, il marketing che associa dei “valori” ad un brand aziendale, la delocalizzazione per aumentare i dividendi degli azionisti? Non certo loro, non erano nemmeno stati concepiti quando voi idolatravate MTV, celebravate i prodotti Apple come fossero rivelazioni divine, vi riempivate la bocca di delocalizzazione e abbattimento dei costi di produzione per favorire la ripresa del consumo.”
Scusa? Voi chi? Personalmente mi sono sempre scagliato contro il neoliberismo. Ritengo che persone come Chomsky abbiano dato un serio contributo molto più degnamente di quanto non abbia fatto lo stronzo che ti sta rispondendo. Sostengo con forza l’attivismo culturale di Naomi Klein e NON penso di essere una mosca bianca. Siamo milioni, in tutto il mondo.

 

“Adesso vedete gli effetti incarnati di quello che predicavate (ma soprattutto praticavate ogni giorno, da 30 anni a questa parte) e vi fanno paura?“
Cerca di essere chiaro: te lo sto domandando già da qualche riga. A chi ti rivolgi? Al potere? Al sistema? Perché allora se ne può anche parlare. Ma accomunare al sistema chi da sempre si schiera contro il medesimo lo considero una odiosa bassezza. Adottando strategie comunicative come le tue si finisce per fare il gioco del sistema stesso. E’ questo l’obiettivo? Non ci sto.

 

“Il problema non è di Sfera né dei ragazzini che lo ascoltano, ma vostro. Vi fanno ribrezzo perché sono voi senza le vostre menate buoniste, la vostra retorica dei veri sentimenti, il vostro moralismo da squali che piangono dopo aver divorato la preda? Nessuno ama guardarsi allo specchio, ma proprio per questo è necessario, e la musica pop è il più grande e fedele fra gli specchi.”
Stai facendo una marmellata. Le “menate buoniste” le lascio alle ultraquarantenni che si credono madri perfette e che in questi giorni stanno pensando all’alberello e agli inutili regali di natale del cazzo. Così come la “retorica dei veri sentimenti” mi richiama alla mente la visione del pensionato che guarda i lavori in corso, incazzandosi per la presunta incompetenza dell’operaio. Per favore: finiamola con i luoghi comuni! Ma soprattutto non insultare la musica pop! La trap non è nemmeno musica. E’ uso incondizionato di pitch e autotuning. Ebbasta, appunto.

 

“Comunque la Trap non è un problema, anzi: permette un ponte fra le generazioni, di entrare nell’immaginario dei giovani e giovanissimi per capire il loro problemi e provare a dare loro una risposta, permette di avere un linguaggio condiviso per parlarci da pari a pari.”
Di ponti (Morandi) fra le generazioni ne farei volentieri a meno. Non ci dovrebbero essere “ponti” perché il concetto stesso di ponte implica divisione. Qualche sera fa alcuni colleghi musicisti (io al loro confronto mi reputo un dilettante) hanno aperto il palco a chi era presente. Dopo il concerto si sono avvicendati in tanti. C’erano anche dei ventenni (parecchi) che hanno suonato e cantato in modo pregevole alcuni standard blues, ma anche roba più aggressiva. Se ci fosse stato tempo sarebbe stato possibile pure ascoltare qualcosa legato al punk hardcore… All’ultimo è arrivato sul palco un ragazzino che ha tentato di abbozzare un “brano” trap. Non c’è riuscito. Pensi che qualcuno possa averglielo impedito? No. Si è impappinato da solo. Non c’è riuscito perché tecnicamente, non essendoci nessun voice-sinth, era impossibile per lui riprodurre il brano. Ma tentando comunque di cantare, ad un certo punto ha fatto il gesto di tirare (con il naso). E per lui quel gesto era importante. Si sentiva fico. A 11 anni. E i genitori? Sereni e sorridenti. Fino a quando una cara amica (cantante soul) non si è più trattenuta dal dire la sua e li ha giustamente messi in guardia, stampando sui loro volti perplessità dimenticate o sopite. Penso che raccontare questo fatto sia sufficiente.

 

“Ma a voi capire e dare risposte ai loro problemi non interessa, non vi interessa nemmeno parlarci. Vi basta metterli in riga, farli stare zitti, nascondere sotto il tappeto le contraddizioni e la solitudine a cui li costringete.”
I problemi, le contraddizioni e le solitudini dei ragazzi sono ciò che – come ripeto – hanno vissuto TUTTI e in tutte le generazioni. Qui non si parla di rifiuto da parte di chi da sempre è per il dialogo. Qui si parla di chi, pericolosamente, come stai facendo tu, accomuna chiunque al sistema imperante. Non accorgendosi che è il sistema che “li mette in riga”, non certo chi vuole invece un contatto senza ottenere risposta.

 

“Non siete intellettuali, critici, insegnanti o educatori: siete l’ennesima incarnazione dell’eterno fariseo.”
Essere lapidari a volte può essere controproducente. Si fa la figura di chi vive di frasi ad effetto. Autoincensandosi. Perdendo la consapevolezza che NON si è l’ombelico del mondo.

 

Lidio Maresca (14 dicembre 2018 – Facebook.)