Senza un motivo

Perché difendere i diritti animali, perché fare una distinzione tra diritti animali e Diritti Universali? Siamo terrestri. I Regni che abitano questa terra sono costellazioni di individui non separati, collegati da un entanglement palpabile. Sentiamo il dolore dell’altro da noi, avvertiamo la sua sofferenza, ci indigniamo per le ingiustizie, urliamo quando chi non ha voce chiede aiuto. Parlo al plurale come se questi atteggiamenti fossero comuni, il mio profondo desiderio sarebbe questo: una umanità meno umana e più Terrestre, animale, abitante di un’unica Casa. Sono io sofferente nel constatare che da 200.000 anni a questa parte, la nostra specie – umana – si è allontanata sempre più dalle ragioni del cuore per sposare una guerra tra specie, una guerra tra Regni. Sono profondamente addolorata per il fatto recente della capretta uccisa a calci ad Anagni, da un gruppo di adolescenti.

Le cronache dicono che sia stato un ragazzo da solo a provocare la morte della povera cucciola, io dissento su questo, per me il gruppo intero è responsabile dell’uccisione. Quando si incita, si urla, si ride, si filma un’azione tanto efferata, si è tutti responsabili. Grave che questi atteggiamenti spesso siano considerati “ragazzate”, manifestazioni di immaturità. Al contrario, sono comportamenti predittivi di una futura sociopatia, di una evidente mancanza di empatia, di sensibilità.

La legge italiana parla chiaro riguardo il maltrattamento animale:

Dispositivo dell’art. 544 ter Codice Penale
Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

Naturalmente considero gli allevamenti e il consumo di carne e derivati, una diretta conseguenza della presenza massiccia e prepotente degli umani su questo pianeta, lo sterminio organizzato e scientifico di ogni forma vivente, compresa la nostra specie, è da considerarsi maltrattamento o no? In questo caso cerco di mantenere le distanze da questa considerazione antispecista.

Cosa succederà ora a questi ragazzi non lo sappiamo. La crudeltà evidente e sfacciata di cui questi giovani si sono macchiati non può essere lavata via con una pena, con nessuna. Il Codice Penale prevede una pena, una multa. L’omicidio è la forma di prevaricazione più orrenda, quando la violenza si fa carne e si appropria del corpo di esseri inermi, assistiamo alla sconfitta totale della nostra specie, umani allo sbando, senza radici, senza emozioni, in un futuro di rabbia e distruzione. I segnali predittivi in un giovane sono chiari, non si presentano improvvisi, ci vuole attenzione nel cogliere quei segnali, che in un giovane non sono facili da nascondere.

L’FBI da gennaio 2016 inserisce i dati inerenti a questo genere di crimini nel National Incident-Based Reporting System (NIBRS), il database pubblico usato dall’FBI per registrare i reati compiuti a livello nazionale; la crudeltà contro gli animali è stata aggiunta alla lista dei cosiddetti reati di classe A, come l’omicidio e l’incendio doloso. In Italia il lavoro importante dell’Associazione di Promozione Sociale Link-Italia, dal 2012 come Associazione costituita, ma già in azione come progetto dal 2006, sensibilizza a livello sociale e giuridico sulla pericolosità sociale dei comportamenti violenti nei confronti degli animali:
“L’esperienza professionale diretta del LINK è stata il primo propulsore che mi ha condotto a studiare l’argomento tanto da arrivare oggi alla strutturazione di un progetto nazionale in merito.
Come nei paesi anglosassoni dove il LINK vanta associazioni governative, di polizia e presidenti di stato nel riconoscerlo e contrastarlo anche per l’Italia il mio impegno è che il lavoro professionale quotidiano con l’utenza violata, depressa, deprivata, violenta o anche solo minorile, continui ad essere oggi come agli esordi il referente privilegiato nello sviluppo di una cultura sociale, giuridica, criminologica, vittimologica, pedagogica e veterinaria che come stato di necessità contempli la crudeltà su animali quale grave reato di per sé e potente indicatore di pericolosità sociale.” Francesca Sorcinelli 2009.
Le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera dei Deputati, nel 2019, hanno dato la prima approvazione alla Legge per il contrasto del Bullismo e del CyberBullismo che contiene finalmente il riconoscimento della Pericolosità Sociale del Maltrattamento e/o Uccisione di Animali (https://www.link-italia.net/rassegna-stampa/legge-per-il-contrasto-del-bullismo-e-cyberbullismo-minori-che-maltrattano-animali-riconosciuta-la-pericolosita-sociale/)

Tornando alla violenza inaudita con la quale questo gruppo di squilibrati ha ucciso un essere indifeso, aspetto le reazioni dei genitori, spero di non sentire la frase spesso sfoderata in queste occasioni: “Sono ragazzi” oppure “Non era mai successa una cosa del genere” e magari sputarsi addosso reciprocamente, tra genitori, le responsabilità. Nella mia esperienza di attivismo, di amicizia con Francesca Sorcinelli, di conoscenza delle dinamiche violente di chi non rispetta la vita e l’altro da sé, l’efferatezza dimostrata in una azione violenta e omicida è direttamente proporzionale al disturbo mentale, alla mancanza totale di sensibilità e alla pericolosità che questa azione possa essere reiterata e costante nel tempo.

Il profiler americano Jhon Ressler scriveva: «I serial killers sono bambini a cui non è mai stato insegnato che cavare gli occhi ad un animale è sbagliato. Gli assassini cominciano quasi sempre torturando o uccidendo animali da bambini».