Riflessi Condizionati

Davanti allo specchio avviene un fatto ovvio, ma allo stesso tempo magico: ci si guarda potendo osservare ciò che avviene alle nostre spalle. Se ci giriamo la magia scompare, vediamo il retro, ma perdiamo il nostro sguardo che osserva. La doppia immagine che ci spia, non c’è più; lo specchio scompare, la realtà non è più duale.
Gennaio è l’inizio, la finestra sull’anno nuovo, che ricomincia. Ricomincia.

Non c’è niente di nuovo in verità. Spettri degli anni passati ci inseguono, col brindisi ci affranchiamo dal passato, o almeno nell’illusione di farlo e, buoni propositi esaltano questo inizio del ciclo continuo, di anno in anno. La disamina che affronto è legata, o meglio influenzata, dalle memorie di innumerevoli e sbiaditi anni trascorsi. Come se il nuovo necessariamente dovesse portarci qualcosa di meglio. E siamo sempre lì, noi esseri umani, ad attendere qualcosa di “nuovo”, l’inizio che ci sorprende, ci dona speranza e rinvigorisce i nostri progetti. Gennaio porta l’eredità di un mito, Giano; il mito di Giano ci porta indietro nel tempo, immemore, quando nulla esisteva e nulla mutava. Giano assiste all’inizio dei tempi, il passato che nessuno ricorda e il futuro che nessuno ancora ha vissuto.

La natura delle cose esiste, sia che inizi, sia che non inizi. Una scatola chiusa o aperta che sia, è. L’essere umano ha la necessità di tirare una linea, demarcare un confine, rappresentare un luogo e un tempo, passato e futuro. Nello specchio vediamo il presente sdoppiato, ogni millesimo di secondo appartiene già al nulla, la fatica di rincorrere un futuro che non arriva mai, ci rende frustrati nella nostra continua ricerca dell’ignoto.

In tutto questo affanno il presente ci sfugge. C’è un momento in cui possiamo essere certi che qualcosa inizi? Riusciamo a decifrare la scintilla dell’Ora, senza che una scia l’abbia accompagnata? Il doppio è la soglia che ci confonde. Dondoliamo, esseri mortali, accovacciati nella nostra errata convinzione di essere la zattera e non il mare in tempesta. La tempesta che possiamo domare, se solo capiamo come governare il vento. Passato e futuro si fondono nel presente, il Giano bifronte, a cui basta cambiare punto di vista per viaggiare nel tempo.

Ogni risveglio mattutino è come fosse l’inizio di una nuova era, un nuovo anno; a volte i sogni sono la scia di questo inizio, che porta con sé gli umori notturni, forse di ricordi vissuti, forse immaginati o desiderati. Allora nulla può impedire alla nostra indole di creare il presente e costruire il futuro. Guardiamo allo specchio il passato, oltre le nostre spalle, come fosse un altro mondo.

Il riflesso condizionato di voltarci possiamo cambiarlo.
Non è necessario girarsi, è già tutto nello specchio.