Perché questa tremenda paura di invecchiare?

Articolo pubblicato su Facebook il 27 ottobre 2014 nelle “note” (ora non più visibili)

Fortunatamente non ho amiche che hanno paura di invecchiare, quindi posso parlare liberamente senza il timore di offenderne qualcuna.

Girovagando su internet leggo che circa il 70% delle giovani preferisce compagni più maturi, perché considerano i coetanei infantili e insignificanti. Un tempo si sarebbe tirato in ballo Freud e il bisogno di una figura paterna mancante: nulla sarebbe più superficiale di questa frettolosa considerazione.

E’ vero: l’uomo maturo “coccola” la propria compagna. Ma è anche vero che generalmente un cinquantenne si reputa, con ragione, assolutamente “capace” di amare, perchè nella stragrande maggioranza dei casi ha risolto un paio di cosette circa il cordone ombelicale materno e la propria sicurezza. Ovviamente, fra il reputarsi e l’esserlo, ci sono innumerevoli toni di grigio. Ma intanto il passo è stato fatto: statisticamente parlando, una pur minima consapevolezza, nell’universo maschile, è certamente presente. E per favore non venitemi a raccontare che uomini così sono perle rare! Se la statistica è una scienza, mi rifiuto di pensare che il trend sia differente. Anche se tanta strada deve essere ancora percorsa, per carità!

Nel precedente paragrafo ho usato l’avverbio “generalmente”. Ovvio infatti che non sia sempre così. Dunque è doveroso dirlo: se è vero che qualche passo è stato fatto, è altrettanto vero che esistono le debite eccezioni: ci sono purtroppo uomini che non solo hanno paura di invecchiare (e la loro è una paura inconscia, quindi assai più grave), ma che proprio non si pongono il problema di crescere e insistono in comportamenti infantili anche in tarda età. Un quarantenne che cazzeggia sui social come se fosse un diciottenne è sistematicamente adocchiato da donne immature di qualsiasi età, insoddisfatte e con una tonnellata di problemi irrisolti. Ma questa è un’altra storia, che non vale la pena dibattere, perchè stucchevole e inutile.

Torniamo alla paura di invecchiare e alle donne che se la vivono come una tragedia.

Per fortuna non ne conosco tante e comunque non le frequento. Per scelta.

Il loro timore è legato alla poca cultura che non riesce, proprio perchè esigua, ad arginare i dettami dello star system televisivo e cinematografico, dettami che hanno sostituito le credenze popolari di una volta e che appaiono ormai desuete. Ma i meccanismi di quelle antiche credenze sono da molto tempo presenti nei rotocalchi, nella televisione, nel cinema, e purtroppo anche in certi libercoli che vanno da sempre per la maggiore.

Quali sono gli interessi che caratterizzano costoro? Interessi effimeri, di poco conto, legati al mito dell’efficienza e alla disperazione di una ruga.

Le loro elucubrazioni sono chiacchiere, che a lungo andare diventano l’idem sentire che pervade quella sub-cultura di facile acquisizione e che ha generato e genererà un gran numero di vittime.

Oltre ai media, le chiacchiere “da bar”, quando una delle “vittime” di cui sopra se ne appropria, sono utilizzate legandole a esperienze personali, di gran lunga lontane dalla statistica. Non sono attendibili, poichè – come è noto – mille indizi non fanno una prova. Un’indagine sul campo, infatti, corroborata da campionamenti, da studi qulitativi e quantitativi, da indagini sul fenomeno fino alla sua completa conoscenza, è senz’altro più attendibile di queste chiacchiere.

Ciononostante è raro che questa affermazione sia condivisa: è assai frequente il contrario. Mi riferisco, ad esempio, a quanto può essere emesso dalla passeggera dell’autobus che parla al telefono con l’amica, il cui incipit, solitamente, è il seguente: “gli uomini non si smentiscono mai, ad esempio io ho conosciuto un tizio che…”, ecc. ecc. A tale persona, se l’educazione me lo consentisse, vorrei comunicare che ragionare per stereotipi crea inesorabilmente ulteriore sub-cultura. Le considerazioni sul pezzo di cacca che ha tenuto comportamenti inqualificabili non può e non deve essere lo strumento per generalizzare. Il modo di ragionare di queste persone è identico a quello di certi maschi che fanno pesanti apprezzamenti testosteronici ignorando la violenza insita in tale gesto.

Purtroppo l’andazzo è invece proprio quello. Da un po’ di tempo taccio. Filtro questi comportamenti, poiché sono veramente saturo.

E’ verosimile azzardare che la banalizzazione e la generalizzazione sono attività che procedono di pari passo. A quando, dunque, una svolta? E soprattutto: sarà possibile? La deriva culturale, che questa nazione ha adottato modellandola alle velocità del decadimento sociale ed economico, che come tutti possono facilmente osservare è in continua crescita, non lascia sperare nulla di buono.

La paura di invecchiare sarà di conseguenza sempre più condivisa dalle “vittime” di quest’agglomerato di problemi personali e di malattie mentali palesi o latenti, che qualcuno si ostina a chiamare “società”.

Lidio Maresca (27 ottobre 2014 – Facebook)