MATEMPOETICA

L’algebra (in arabo “al-gabr”, “completamento”) è la filosofia dell’aritmetica.

L’aritmetica (in greco “arithmos”, “numero”) è lo studio dei numeri e dei loro comportamenti chimici, cioè reciproci (della chimica magari parliamo un’altra volta, è altrettanto interessante).

L’algebra porta l’aritmetica su un campo dove si smette di trovar fine (sostantivo femminile) in un chiuso “sé”; per la redazione, in fine (sostantivo maschile), al minimo, di un repertorio dei suoi possibili usi.

La matematica (“máthema”: “apprendimento”; “mathematikós”: “incline ad apprendere”) è l’urgenza e l’atteggiamento culturale che le comprende entrambe, aritmetica e algebra; e non è se stessa se ne manca una (comprende anche altre cose ma ne parliamo magari dopo la chimica).

È così per il poeta.

L’aritmetica (come “comportamento” sociale senza effetti sociali) è il suo scrivere versi.

L’algebra (come “comportamento” non sociale con effetti a lungo termine anche sociali) è il suo necessario riflettere sul proprio scrivere.

La vocazione algebrica ci insegna a fare collegamenti, a rintracciare l’architetto, e solo per quella via a partorire novità.

L’istinto aritmetico, che è fondamentale e che ci insegna a leggere, da solo rimarrebbe lingua basica di traduzione.

La poesia (come oggetto, non la Poesia) è aritmetica.

Il libro di poesie (come progetto, non come oggetto) è algebra.

Dalla scoperta dell’esistenza possibile del libro in poi nasce poesia di stampo nuovo.

Perché sorgono da lì anche le “filosofie della percezione” che troppo spesso noi snobbiamo.

Perché la questione invece riguarda tutti, non è la barricata che avete pensato, è un gigantesco e infinito laboratorio chimico (aridaje).

E la matematica definitiva del poeta… è il Poeta (non lui stesso ma il poeta millenario cui egli prende parte).

L’algebra ci insegna anche che la matematica non è un “nemico” dell’umanista.

L’aritmetica non poteva fare questo, è il contabile (com’è già ovvio).

L’algebra è il mental coach.

E questo discorso ci insegna anche a cosa serve dare nomi alle cose.

Il che è un’operazione poetica.

Ci salva dall’ineluttabilità della categorizzazione filosofica?

Questo non può avvenire e in fondo non deve.

Ma ce ne fa vedere un orizzonte.

Se chiedi quale, non hai trovato ancora il tuo.

Chi ha pensato “ma…” è un filosofo.

Chi ha applaudito questo discorso è un matematico.

Chi lo ha capito è un poeta.

Cui è accaduto, oltre a ri-creare mondi, di sapersi ri-pensare come mondo.

Ora risolvi:

Un tizio ha dieci talenti d’oro. Ogni giorno spende la metà di quello che possiede. Dopo quanti giorni rimarrà senza talento?