Le fiabe reinterpretate Il pifferaio magico

Le fiabe reinterpretate:

Hamelin e il pifferaio magico.

Hamelin è una città fiorente e bugiarda.

Vive di commercio e di accordi non onorati, è abile in questo. Ed è ricca per questo.

Ha notai e uomini di legge corrotti capaci di stilare contratti inappuntabili che tuttavia nascondono trappole e cavilli a cui, appellandosi, i potenti di Hamelin volgono ogni affare a loro esclusivo vantaggio.

È una città fondata sul potere delle trappole la sua nemesi è qualcosa che per dimensioni e capillarità sfugga a questo potere: un’invasione di topi.

Chi sia il pifferaio magico non è importante. Che sia un Angelo vendicatore o una creatura malvagia, che sia Dio in persona a mandarlo per punire la disonestà di Hamelin o che non faccia nulla per impedirlo, in fondo è lo stesso.

Ciò che importa è che il pifferaio magico ha il controllo sui topi: prima li evoca per obbligare Hamelin a chiedere aiuto e poi si offrirà come l’unico in grado di liberarli dal flagello.

Chiede una cifra enorme, una cifra che, se onorata, metterebbe in ginocchio la cittadina ma i notabili promettono, già architettando come ingannare il loro salvatore.

Il contratto dice che il pifferaio dovrà cacciare tutti topi dalla città e portarli al fiume dove saranno travolti o comunque portati a valle ad affliggere qualcun altro.

Tutti” dice il contratto. Per questo il borgomastro ne cattura uno da custodire e da presentare al momento della riscossione del premio per invalidare l’accordo. Non è facile da catturare: sono veloci e furbi, i topi, ma ci riesce perché uno di questi è zoppo. Lo cattura e lo custodisce in una gabbia di ferro da cui, in nessun modo, possa uscire.

Poi il pifferaio inizia a suonare e i topi lo seguono fino al fiume, dove scompaiono tra le rapide. Quando il mattino dopo il pifferaio reclama il suo compenso viene irriso dai potenti che lo cacciano, ma lui non si arrabbia, non protesta, anzi, sorride: Hamelin ha fatto la sua scelta.

La sera la città festeggia e gli abitanti ubriachi vanno a letto dormendo profondamente. Non sentono il suono del pifferaio che questa volta non chiama i topi ma i bambini.

I piccoli seguono il pifferaio e corrono felici fino al cuore della montagna che li prende con sé e li nasconderà per sempre.

Il pifferaio, per coerenza, lascia indietro un bambino zoppo che non può correre, che non fa in tempo.

Hamelin ha ancora le sue ricchezze ma non ha più il suo futuro.