La reinterpretazione delle fiabe

Il gobbo di Notre Dame.

Tutto si poggia sulla cattedrale.

Quando Victor Hugo scrive il suo romanzo, la cattedrale di Notre Dame è un rudere cadente che i parigini meditano addirittura di demolire. Le statue sono state abbattute dalla Rivoluzione Francese e nessuna delle vetrate colorate che ammiriamo oggi è presente. È un luogo che nessuno frequenta poiché è buio e lugubre e non vi si svolgono funzioni sacre.

Nel romanzo la sua giurisdizione è affidata all’arcidiacono Frollo (nel film della Disney è invece un giudice perverso per ovvi motivi di convenienza) che ha un’ossessione: gli zingari.

Come tutte le ossessioni ha carattere di odio feroce e contemporaneamente di fascinazione.

Frollo perseguita e arriva ad uccidere gli zingari che si stanziano appena fuori Parigi e in una di queste scorrerie rinviene un fagotto abbandonato in terra: dentro c’è un bambino deforme di origine gitana e Frollo, nei simboli della storia, si specchia in quel volto “mostruoso”. Quel “mostro” è lui e decide di nasconderlo nella cattedrale abbandonata. Una sorta di armadio entro cui nascondere il proprio scheletro. La storia, sempre muovendosi per simboli, prosegue con un cambio di scena: nel periodo del Carnevale quando si può gettare la maschera del proprio ruolo sociale e indossare quella del suo contrario (ciò che atterrisce e affascina al tempo stesso), Quasimodo diventa il “Papa dei folli”. Ma Frollo e Quasimodo in realtà sono una persona sola.

E, sempre nei simboli, Frollo approfittando del Carnevale si mostra per il “mostro” che è o almeno lui ritiene di essere. La gente prima lo accetta e poi lo deride, lo insulta lo fa fuggire di nuovo nel suo “armadio” Notre Dame.

Cosa è successo in quel Carnevale? Perché Quasimodo è uscito allo scoperto? Perché nella piazza ha visto Esmeralda, una gitana bellissima e lui spera in nome dell’amore di poterla conquistare. Spera di poter risolvere il suo conflitto segreto, spera di poter commutare in amore esplicito ciò che ha sempre odiato nella sua veste religiosa. Ma Esmeralda mostra invece di preferire il capo delle guardie e questo ridesta attraverso la gelosia, l’invidia e la rabbia la natura aggressiva e malvagia di Frollo. La storia ci dice che uccide il rivale e cerca di fare in modo che Esmeralda sia ritenuta colpevole e impiccata. Quando è già sul patibolo ecco che la metà innamorata di Frollo, Quasimodo, ha la meglio: la rapisce dall’esecuzione e la porta in salvo nella cattedrale “armadio” dove forse spera di ottenere la riconoscenza di Esmeralda se non proprio l’amore, ma lei non ama Frollo/Quasimodo e l’arcidiacono non può che consegnarla ai soldati che procedono alla sua impiccagione. Nel romanzo finisce proprio così, mentre nella versione della Disney c’è ovviamente un happy end e la fine del cattivo. La cattedrale è il ventre oscuro dove le due opposte personalità del personaggio non risolvono il loro trauma, la propria ossessione.

Il gobbo di Notre Dame è simbolicamente un omaggio gotico a coloro che non riescono a venire a capo del proprio conflitto emotivo verso ciò che ritengono di dover odiare e in che in realtà vorrebbero amare.