Iperuranio, il pensiero, le stelle

Quante stelle, corpi celesti, ci sono nell’Universo? In quale Universo è da stabilirlo, ma in questa parte del cielo le stelle che possiamo osservare sono meno delle nostre sinapsi. Per Platone l’anima umana, prima di entrare nel corpo fluttua nell’Iperuranio, quella parte del cielo dove le idee prendono forma, perfette e inafferrabili. Il pensiero si materializza nel corpo terrestre, abbandonando la struttura finita, cedendo alla imperfetta realtà, inconsapevole. L’instabilità del pensiero, della struttura neurale, dei miliardi di stelle/sinapsi che viaggiano per accoppiarsi, per legarsi, per costruire nuovi percorsi.

Secondo Parmenide è impossibile non pensare, il pensare è imprescindibile dall’oggetto pensato. Ci vestiamo di idee, le nostre stelle luminose, morte o vive che siano, lontane anni luce, il passato che come una linea sottile ci lega al tempo, una continuità che non ha fine; ciò che è stato, ciò che sarà è tutto nella mente, nella sfera magica di buio che il pensiero rischiara.

Siamo soggetti/oggetti, il Cogito ergo sum cartesiano è l’inganno della nostra esclusività di diritti, noi umani esistiamo perché pensiamo, e chi non pensa?

Una pianta forse non esiste? Il pensiero è il lasciapassare per il privilegio di appartenenza a una specie, la nostra, violando il confine tra diritto e abuso. Difficile immaginare un essere pensante diverso da un umano, come Kant osservava, la natura del pensiero come fenomeno naturale, in contrapposizione al nulla, un infinito pensare di pensare di pensare e così via.

La frase di Karl Kraus: “La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero.”  pone una fondamentale riserva: pensare non vuol dire pensare. Pensare, immaginare, costruire, una realtà che non esiste o meglio, esiste perché pensata. Il sognare, pensare di sognare, o immaginare di pensare, o sognare di pensare, ogni gradino di questa infinita ragione del pensiero è una galassia di stelle inesplorate. E soprattutto: quali sensi sono impegnati da questa azione infinita? Come pensa un non vedente, quali colori immagina, quali vibrazioni percepisce o pensa un non udente? Il pensiero non può avere un’ unica forma, ha le sfaccettature di un quantum imprevedibile, che cambia percorso solo se osservato. Gli impulsi elettrici del nostro cervello sono dominati da tante variabili: sesso, età, altezza, etnia, esperienza ecc. e come nella realtà – non pensata- le regole non esistono.

Il pensiero è il viaggiatore della luce, ci porta a spasso tra le stelle, a cavallo tra verità e finzione, come un attore che ci inganna con il suo potere affabulatorio, ci racconta storie, inventate dal nulla, dalla rete elettrica che ci rende vivi, ma non siamo i soli, ogni particella di questo universo, anche se apparentemente non pensa, ha un codice, una strada percorsa, luci e colori diversi,  una  forza vitale che non si esaurisce con il degrado della materia, è la luce che vediamo delle stelle morte da milioni di anni, che continua imperterrita a percorrere le creste dell’Universo, in una coraggiosa cavalcata di fotoni impazziti che ci sussurrano: “Pss, pss… ehi tu, si proprio tu, alza la testa e guarda il cielo”.