Il mio cuore non è umano

Chi imbraccia un fucile è un assassino, chi spara nascosto tra l’erba, negli angoli umidi di un bosco, è un assassino, chi uccide Chi respira è un assassino. Respirare avendo un’altra forma, la forma del cuore che pulsa, distingue forme diverse, piccole o grandi che siano, terrestri per nascita e sfortunati per morte. La morte per mano di umani che non mi somigliano, non sono il mio mondo, né la mia storia. Amarena uccisa è lo specchio di un’umanità derelitta, distrutta nella sua totale assenza di sentimenti, di empatia, di cura.

Chi imbraccia un fucile è un cacciatore, che la legge protegge e incoraggia a praticare per sei mesi, la sua “Passione” per l’omicidio. Canestri pieni di piume e sangue, che circolano beati per le campagne. Perché insistere sulla caccia, sapendo che Amarena è stata assassinata da un decerebrato e pericoloso umano? Perché l’emendamento numero 78.015 presentato da alcuni deputati di Fratelli d’Italia trasmette il messaggio di via libera agli spari, in città, nelle aree protette, in qualsiasi momento del giorno, nei confronti di qualsiasi vivente selvatico. L’emendamento “caccia selvaggia” dichiara apertamente guerra alla fauna selvatica, dando il viatico a qualunque psicopatico armato di poter, legalmente, uccidere. In Italia esiste una legge a protezione della fauna selvatica, la 157 del 1992. Citare una norma o una legge non protegge gli animali selvatici in pericolo. L’essere umano invade e prosegue nell’incoscienza la sua marcia verso la morte.
Essere umani per alcuni di noi non è certo un vanto, quando notizie come questa avvelenano la nostra appartenenza, insanguinano la nostra specie di azioni che non è giusto commettere. Resistere a questa deriva è necessario per gridare contro questa sottospecie d’individui violenti e pericolosi. Amarena, una mamma, socievole, che mai ha procurato allerte, giustiziata alle spalle, con la scusa che fosse un estraneo o un pericolo per la proprietà di Andrea Leombruni, assassino, umano. Amarena lascia i suoi due cuccioli, fortunatamente individuati, ma ancora non in salvo. Andrea Leombruni, assassino, umano, con il fucile carico e pronto a difendere la tua predominanza, la tua proprietà è salva, hai ucciso una mamma, hai raschiato via quel poco di umanità, che forse, avevi.
Assassino.
Umano.

Ma la legge non protegge da questo, sono parole scolpite nella sabbia:

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”, e ter del codice penale, ovvero “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.

Recita l’articolo 544 bis, ma un animale è pur sempre un animale e l’uomo, che siede tronfio e soddisfatto sulla vetta della piramide da esso costruita e, fortemente, difesa, paga una multa, dormendo sogni tranquilli. Ha riposto nell’armadio il suo fucile, lucidato, aspettando la prossima occasione, quando molti avranno dimenticato. In fondo è solo un animale…
Non dobbiamo dimenticare queste azioni, non possiamo tornare alla vita di ogni giorno, senza aver imparato qualcosa. Insegnare il rispetto, la cura, l’amore per l’Altro da sé, l’impegno, la difesa e l’attenzione nei confronti della natura e di Tutti i suoi abitanti, genera adulti migliori, terrestri che hanno il senso della Vita, del Diritto all’Esistenza.

Avere un fucile e puntarlo contro un essere vivente è da persona che ha un disturbo mentale, una carenza di empatia, un pericolo, una mina vagante. Qualche garantista dell’ultima ora, solleverà la questione degli animalisti violenti, che urlano, che doloranti continuano a lottare per la sopravvivenza di una “umanità” perduta. Sento l’odore della polvere da sparo, mista a sangue, sento il fievole respiro di una mamma che nell’affanno degli ultimi minuti si trascina per morire, anche soltanto pochi passi, lontano dall’immondo che l’ha colpita, vigliacco nel buio. Non c’è nascondiglio che possa aiutarlo, non può sottrarsi al giudizio di Chi ha a cuore la vita. Sono parole sì, sono sentimenti, ferite gocciolanti.

Il futuro si scrive con l’amore, le pallottole non possono e non devono segnare il nostro cammino, siamo umani sì, ma con il cuore di Amarena,