Gli strati della memoria

Grovigli di ricordi s’intrecciano come stringhe nell’Universo. Superato il primo momento di smarrimento, penso alla mia ombra, c’è ma per vederla mi devo girare e se mi giro si gira anche lei, scompare con il buio e la luce la fa tornare. I ricordi sono corpuscoli che si assembrano, si staccano, litigano, fuggono, saltano e, per afferrarne uno, le ferite si riaprono.

Basta un attimo, dalla luce si passa al buio, si fluttua nello spazio primigenio, la lentezza è il nostro ricordo migliore. Strato dopo strato, si forma la montagna di ricordi, detriti cosmici che mordono la gioia.

Tutto si rovescia, si stampa nella mente, si mescola alla realtà, della materia, poi il sangue diventa stelle, si sversa nell’immaginazione e ricordo cose non accadute.

La forma di un Quanto mi suggerisce di andare oltre, di fare il salto, di accelerare e passare a un’altra dimensione. Quando ero piccola osservavo la luna, le stelle, provavo un senso di immenso, d’infinita perdizione, di sogno senza fine, di respiro rallentato; sarei potuta restare per ore, immobile, a osservare il nero screziato di fumi bianchi, di ere inimmaginabili, di astri morti e mai raggiunti, di comete e pianeti nella valle del nostro Sistema. E gli strati si sfaldano, se torno ad allora, con gli occhi fissi al silenzio della mia infanzia tormentata, vedo l’ombra che è diventata bambina, stavolta non si gira, mi guarda, mi dice di tornare indietro, se voglio. Se voglio, posso ripercorrere quella linea che porta al passato, che già è qui, accanto a me, sul sentiero di un salto multiforme.

La dimensione dei ricordi è la dimensione quantica dell’essere; posso, se voglio, andare avanti e indietro, senza tristezza, guardare quella bambina affranta dai sogni e dall’infinito, affascinata dalla notte e dalla vite passate. Allora, allora, sola nel silenzio di una notte stellata divento, io stessa, la bambina curiosa e la bambina diventa me, adulta, ci guardiamo negli occhi, non siamo la stessa persona, lei ha cancellato la vita trascorsa e io sono un foglio bianco. Sento dolore però, un dolore che si ramifica nel cuore, si allontana dalla memoria e si fa fiume rosso.

Posso sempre tornare, quando voglio, posso addormentarmi ed essere dove non andrò mai.

Posso sempre partire, saltare più volte, in tutte le direzioni e soffrire.
La memoria si fa strati di luce.
La bambina è accanto a me, poi ne arriva un’altra e un’altra ancora. Fine della storia…

O è l’inizio?