Gli ambientalisti? Preferisco vivere.

Articolo pubblicato su Facebook il 1° marzo 2011 nelle “note” (ora non più visibili)

In questa nota sarò molto provocatorio e so che “perderò” molti dei miei contatti, soprattutto quelli che dicono “io già faccio tante cose”.

Se – al contrario – nessuno mi filerà, ne sarò contento, poiché vorrà dire che mi sto sbagliando e che dunque il mondo nel quale anche io vivo non è poi così male…

Bene: ecco la nota.

Avete mai conosciuto uno di quegli individui “politically correct” che differenzia – GIUSTAMENTE –  la propria immondizia, ma che lo fa in modo maniacale, nel senso che quell’atto per lui rappresenta il massimo dell’impegno sociale?

Vi siete mai imbattuti in qualche signore dalla faccia falsamente serena (falsamente perchè costruita), che va in bicicletta ostentanto una bella targa “NO OIL” sotto la sella come a dire: “io sono più fico di voi”?

Avete mai ricevuto un messaggio di posta elettronica che chiude non solo con i saluti e la firma di chi ve l’ha postato, ma anche con la considerazione – ovvia – che stampare quel messaggio è inutile e che è meglio risparmiare la carta, per “salvare gli alberi”?

Vado avanti?

Esempi ce ne sarebbero a migliaia, uno fra tutti: la tribù di Facebook.

Sociologicamente parlando, il popolo della rete è niente altro che lo specchio di questa umana disgregazione.

Questi esempi sono la cartina di tornasole rispetto a quanto ho più volte sottolineato: si agisce perché “sembra” giusto agire così, oppure perché lo fanno tutti, oppure tutte e due le cose insieme. Appassionatamente? No. Superficialmente.

A volte basta un “passa parola” e tutti, come pecoroni (con tutto il rispetto per le pecore, ma la lingua italiana ha dei modi di dire fortemente specisti), a mettere – che so – una nuova immagine sul proprio profilo come “segnale” che si “fa parte” di coloro che la pensano così o cosà.

Fare branco sembra, a volte, l’unica istanza. L’unica ragione della propria esistenza.

Ragionare con la propria testa no eh?

Ma torniamo agli ambientalisti dei miei coglioni.

Io, quando sono obbligato a interagire con costoro, vengo assalito da una insofferenza probabilmente esagerata, ma certamente spiegabile razionalmente.

Sapete perchè?

Ora ve lo spiego. Ma dovete leggere non come fate di solito (una riga si e una no). Dovete leggere proprio tutto.

Sappiate innanzitutto che – anziché con costoro, che etichetto per comodità “ambientalisti” –  preferisco interloquire con uno stronzo che porta i figli da McDonald! Proprio così! Quel fottuto menefreghista (menefreghista del destino dei propri figli, per prima cosa), per lo meno è coerente. Eh, già! Coerente!

A quel soggettone infatti non gliene fotte un cazzo del destino del pianeta.

E “coerentemente” lui, il deficiente, porta i propri figli da Zio Mac.

Ma, vi assicuro, e lo ripeto, casomai qualche incredulo non avesse capito bene, preferisco interloquire con costoro, perché so che se potessi riunirli in una sala di proiezione per fare vedere Earthlings piuttosto che Green, piuttosto che qualsiasi altro filmato, un centinaio di questi padri di famiglia “modello” (maschi, carnivori, fumatori e prevaricatori sessisticamente parlando), questi ignoranti su tutto tranne quello che fa il centravanti della propria squadra di calcio, queste inconsapevoli vittime dell’insostenibile deriva culturale che – condensata in modo irrespirabile all’interno dei SUV – fa scaturire dentro di loro una improbabile invidia per le odiose bravate di un premier che, oltre a utilizzare il loro voto, gode assai nel sapere che costoro, fra di loro, commentano con un  “beato lui che se le scopa”…

Se li potessi riunire una stanza, dicevo, sono certo che riuscirei a carpire l’interesse di alcuni di loro.

Sì. Non ho dubbi. Intorno all’argomento coerenza sono più che certo che riuscirei ad avere più attenzione di quanta ne possa ottenere da quelli che – TRONFI DELLE LORO CERTEZZE – si riconoscono nei tre esempi pseudo-ambientalistici iniziali.

Recentemente, violentando me stesso, mi sono ritrovato quasi sorridente di fronte alla solita canara piccolo borghese che crede di salvare il mondo e che soprattutto fa tutto ciò che fa non tanto perché ci crede, ma perché – autoincensandosi – ottiene un ritorno affettivo (che  non riuscirebbe mai ad avere altrimenti) da parte dei suoi beneficianti (che di solito sono cagnoni affettuosi e lo sono con chiunque li tolga dai lager dove sono costretti… grazie al cazzo!). Non perché ci crede, ripeto, ma perché così facendo tale soggetto lava la propria coscienza e si sente talmente a posto che addirittura ritiene suo dovere “bacchettare” chi non agisce nello stesso modo. Bacchetta, e magari mangia contemporaneamente un panino al prosciutto.

Ma vaffanculo.

Comunque. Ero lì che spiegavo il solito, l’usuale, l’ormai palese (sto alludendo all’antipsecismo e allo stile di vita vegan che non salverebbe solo una trentina di cani, se tutti lo adottassero, ma la totalità degli animali attualmente sofferenti), e – come il solito – mi sono sentito dire che le scelte che io faccio sono troppo impegnative e soprattutto sono utopistiche.

Secondo costei io sarei un “estremista”! Ditemi se io – a 55 anni – mi devo sentire dire queste cose, come se fossi l’ultimo degli adolescenti presenti sulla scena…

Ecco. Queste obiezioni (che generalmente da un po’ di tempo mettono a dura prova le mie radici non-violente) io non le sopporto più, soprattutto da quando ho notato che se mi capita di parlare con un testa di cazzo che porta i figli da McDonald, queste obiezioni – chissà perché – non vengono mai fuori. Ne vengono fuori altre, d’accordo, ma le loro argomentazioni, quelle dei carnivori, sono facilmente smontabili: dialetticamente parlando, uno che ha un SUV e porta i figli a mangiare hambuger è assai più “vulnerabile” sul piano delle scelte di vita. C’è bisogno di parlarne?

Mi obietterete, a questo punto. Già lo so. E direte: “è più comodo convincere un carnivoro a diventare per lo meno vegetariano, che non un vegetariano politically correct a fare una scelta di vita antispecista vegana”.

E’ vero. E’ più comodo. E dove sta scritto che bisogna prendere la strada più disagevole? Per quel che mi riguarda non mi fotte niente di questa obiezione, anzi: quelli che sono adusi rispondere “troppo comodo” a qualcuno, accompagnando tale frase con un odioso sorrisetto saccente sulla faccia, mi cancellasero dai contatti e se ne andassero per la loro strada.

Quello che per me conta è ben altro.

Se io riesco – nel tempo che ho ancora da vivere – a convincere un buon numero di persone ad adottare permanentemente uno stile di vita consono alla salvezza del pianeta, quello che conta di più per me, giunto a quel punto, è il NUMERO.

E non perdo tempo con chi si incaponisce a fare una raccolta differenziata esagerata e magari (alla faccia della coerenza!) fuma sigarette testate sugli animali. Lo lascio alle sue stupide certezze. Farà la doccia credendo di  sprecare poca acqua, inconsapevole del fatto che mangiando una bistecca ne sprecherà in pochi minuti tanta quanta io ne “spreco” in un anno (se non sapete come, documentatevi).

Così come non perdo tempo con il ciclista soddisfatto di non bruciare nè benzina nè gasolio, perchè so che a pranzo egli divorerà certamente l’arrosto con le patate che la sua mogliettina gli avrà preparato con “amore”…

E sorrido, giuro che lo faccio, ogni volta che un collega mi manda una e-mail con la famosa scritta in calce al messaggio…

Lidio Maresca (1° marzo 2011 – Facebook)