Eutanasia del Diritto

Crosta, Crusca, Pumba, Dorothy, Mercoledì, Bartolomeo, Ursula, Carolina e Spino, volevo salutarvi come si deve, volevo raccontare la giornata di oggi, 20 settembre 2023, a un passo dall’autunno, dalla stagione delle castagne, che vi sarebbe piaciuto tanto mangiare, ancora una volta. Volevo dare voce a quelle codine scodinzolanti, mentre gli aggressori muti e indifferenti puntavano i loro fucili verso i vostri sguardi gentili, loro che negli occhi hanno solo il buio, la morte, il nulla.

Volevo.

Ora, dopo una giornata a pensare, nell’impotenza assoluta, nella certezza dolorosa di essere, ancora una volta, dalla parte sbagliata della barricata, voglio raccontare una storia. La parte sbagliata della barricata, perché di una specie, sbagliata, quella che tortura, sfrutta, ammazza, mangia, qualsiasi essere che abbia un buon sapore.

Le storie si raccontano per non dimenticare… e come dimenticare una giornata come questa!

Dalla mattina, a Sairano il Rifugio Cuori Liberi è sotto assedio. Questo assedio ha il sapore di una rappresaglia del ’43, in una mattina quieta, aspettando la colazione, nove terrestri, nove fratelli e sorelle, nove sopravvissuti al macello, sono oggetto di ordinanza di abbattimento. La tanto temuta – da allevatori e cacciatori – PSA (Peste Suina Africana) è l’ottima occasione per sterminare animali da reddito salvati, custoditi e protetti in un Santuario, non destinati all’alimentazione, liberi di vivere e invecchiare, fino ad oggi. Oggi si apre un capitolo pericoloso, come le facce dei celerini schierati senza espressione, senza cuore, senza pietà, lì davanti ai cancelli del rifugio. Volontari pronti a tutto, pur di difendere la loro famiglia, sì perché gli animali che vivono con noi sono la nostra famiglia, sono individui che respirano e amano, con noi; si svegliano con noi e giocano con noi, provano emozioni, proprio come noi.

L’alba del 20 settembre 2023 è l’ennesimo epilogo di una storia che si ripete, crudeltà e affari vanno a braccetto. I Santuari sono stati inseriti all’interno del Decreto del 7 marzo 2023 come luoghi riconosciuti per animali da reddito, non destinati all’uso alimentare; un luogo dove poter accogliere e proteggere animali salvati dagli allevamenti. Fin qua tutto bene, ma all’interno del manuale operativo del sistema di identificazione e registrazione si trova una specifica che dà poco adito a interpretazioni:

 

«Rifugio permanente (c.d. santuario): attività di ricovero di bovini, equini, ovini e caprini, suini, cervidi e camelidi, pollame, conigli, api, animali delle specie di acquacoltura identificati e registrati con orientamento “rifugio permanente”».

 

Un luogo quindi dove, in teoria, gli animali ospitati sono considerati d’affezione. Traguardo questo che pare un’oasi nel deserto dei diritti animali.

Ma.

Queste realtà sono obbligate a registrare gli animali come se fossero allevamenti, attribuendo agli ospiti il cosiddetto Codice Stalla, che a tutti gli effetti rende questi animali soggetti a normative farraginose e opportunistiche.

Rifugio per animali allevati.

Non sono animali allevati, sono esseri senzienti cui è data la possibilità di vivere.

Ma se si vuole andare a fondo di questa faccenda orribile e surreale, occorre considerare il potere degli allevamenti, come fonte di reddito. Gli animali dei Santuari sono un pericolo per le coscienze che si risvegliano, che iniziano a vedere quanto marcio sia il sistema capitalistico del consumo di corpi.

Corpi.

Anche noi umani siamo corpi, corpi da sperimentazione, corpi da obblighi, corpi da sfruttamento, per il bene comune.

Il bene comune è l’inganno per convincere esseri pensanti a commettere azioni, sotto ricatto, che abbiano una rilevanza sociale.

E qui l’inganno cresce quando le direttive sanitarie, dettate da orwelliani organismi “supremi”, indicano i protocolli e le disposizioni, per accelerare il processo di schiavitù cui ognuno di noi è sottoposto.

Direi alcuni, non tutti.

Il commercio di corpi è l’apice di questo inganno. La PSA uccide la fonte di reddito, i Santuari che ospitano animali malati, sono un pericolo per gli allevamenti circostanti. Anche se gli animali dei Santuari sono protetti, isolati, curati e accuditi.

Anche se sani.

Il pericolo è concettuale, il messaggio è chiaro: I protocolli vanno rispettati.

Abbattimento. Punto.

Un giorno il nostro gatto, cane, canarino o tartaruga, potrebbe presentare dei sintomi sospetti, degni dell’attenzione dell’ente supremo.

Allora vedremo schiere d’individui senza coscienza, che obbediscono agli ordini, pattugliare casa nostra, aspettando il momento opportuno per entrare e abbattere gli “infetti”.

Siamo sicuri che questo sia un film di fantascienza?

O forse meglio prepararsi, creando le giuste connessioni.

Ogni azione corrisponde a una reazione, niente è casuale.

L’onda di obblighi e coercizioni porta inevitabilmente verso la deriva disumana, di orrore e morte, nella quale nessuno, nessuno, è al sicuro.

Cominciamo da questo fatto, da quest’alba di morte per porre la prima pietra di un cammino verso il rispetto, la pace, la vera natura di terrestri che convivono senza sterminarsi.