EcoDisturbo

Essere umano:

scientificamente conosciuto come Homo Sapiens, definizione di Linneo, dal latino Uomo Sapiente. Appartiene al genere Homo, famiglia degli ominidi e ordine dei primati. Comparso sulla terra circa 300.000 anni fa e diversificato nella attuale specie nel continente africano circa 65-75.000 anni fa. Attraverso un percorso migratorio l’Homo (Sapiens) colonizza il pianeta Terra, tutto.

La  presenza umana su questo pianeta ha gravemente influenzato l’andamento naturale dell’evolversi di altre specie, animali e vegetali. Quando si parla di sostenibilità penso alla capacità di progredire in sintonia con l’ambiente, senza compromettere il naturale decorso degli eventi. Più che Homo Sapiens lo definirei Homo Technologicus, un individuo fortemente connesso alla tecnologia più che alla natura.

La natura assume l’aspetto di qualcosa da “riempire”, non rispettare, curare, mantenere.

L’ecologia, parola impropria, perché è distante, c’è un non-vissuto nel parlare di οἶκος-casa e unire a questo concetto meraviglioso di gruppo, famiglia, la parola λόγος- logos, discorso, studio.

Siamo sicuri che sia proprio questo il significato che erroneamente gli si attribuisce? Lo studio della casa, della nostra casa comune, freddamente inteso come un fenomeno da studiare e, eventualmente, considerare quali azioni poter escogitare per fare meno danni. Sì ecco, per me, l’ecologia moderna e di conseguenza l’intenzione di essere eco-sostenibili, è la deriva inconsapevole del guaio Homo Sapiens, scusate mi correggo, Homo Technologicus.

La natura è di per sé sostenibile, è armonia e rispetto, pur sempre nella crudele e impietosa realtà della sopravvivenza tra specie. Ma in tutto questo l’essere umano ha un potere che ha destinato alle parole, non alle azioni, parole senza significato, deformate e sconfitte nella sua arrogante investitura a monarca assoluto della piramide antropocentrica. Eco o Ego? La sostenibilità nelle azioni è il tentativo di sistemare qualcosa di compromesso, già dalle prime rivoluzioni industriali, in una manciata di secoli la Terra è divenuta il teatro di esperimenti e scoperte; un grande, gigantesco laboratorio, dove individui della stessa specie alzano muri, costruiscono gabbie, vivisezionano le ultime scintille di indole animale. Senza contare il danno specista che ormai impera tra umani e animali, umani e vegetali, tra umani e umani. Eco-sostenibilità spacciata per business delle rinnovabili ”.

L’80% della biodiversità del pianeta Terra si trova nelle terre delle popolazioni indigene, che equivalgono al 5-6% della popolazione mondiale. La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite identifica i Popoli indigeni come:

 

“..comunità, popoli e nazioni indigene sono quelli che, avendo una continuità storica con società precoloniali che si svilupparono sui loro territori prima delle invasioni, si considerano distinti dagli altri settori della società che ora sono predominanti su quei territori, o su parti di loro.”

 

I popoli indigeni sono stati definiti come “custodi della terra”, perché vivono da millenni in armonia con la natura nelle zone più ricche di biodiversità del pianeta.

Non entro nella identificazione da parte dei Governi perché ci vorrebbe un reportage per analizzare tutte le infime ingiustizie che si sono perpetrate nel tempo nei confronti degli Unici abitanti umani del pianeta che hanno mantenuto un equilibrio sano e “sostenibile”

Non credo nella parola sostenibilità, o Eco-Sostenibilità, credo nelle azioni, nel significato profondo del rispetto, nell’abbandonare la soglia letale dell’arroganza Ego-Centrica, Antropocentrica, e immaginare un mondo circolare, dove il bene dell’Altro da noi, assume la stessa importanza, lo stesso valore. Una casa fatta di Tribù che non si invadono, ma cooperano, ecco per me cosa vuol dire Sostenibilità, costruire non distruggere.