Buongiorno vita

 

Buongiorno vita, buongiorno morte e non buonanotte. Saluto la dualità come sintomo di una chiara percezione dell’Uno. Vita e morte sono sane e uniche, insieme sono l’una la percezione dell’altra. Sono in vita e quindi percepisco la morte, la fine, l’assoluta assenza. Absentia. Dove mi trovo ora sono, ma assente da altri luoghi, luoghi lontani che esistono anche senza di me. Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita farei e direi, probabilmente, le stesse cose. Cosa cambia dal sapere quando la fine arriva? E se il sogno fosse anch’esso il luogo di assenza per eccellenza, la reale sensazione di Essere dentro una dimensione parallela, invisibile alla luce della vita, irreale ma talmente forte da poter rapire i nostri sensi, totalmente. Le ombre aiutano la ragione del sogno. Io ho provato l’assenza, credendo di Essere nel sogno e lo ero. Poi la luce del mattino scardina la credenza di essere altrove, nell’Assenza di essere altrove. Mi sveglio e perdo quella parte di me, credevo, immaginavo e ora sono qui, con quella sensazione di qualcosa di perso, di lontano, la mancanza diventa assenza. La morte è al nostro fianco dal momento in cui ricordiamo i nostri sogni. I sogni sono il filo, il tunnel che collega i due mondi. La tendenza è quella di voler dare una definizione, tradurre i sentimenti che ci invadono. In soccorso arriva la poesia che genera in me la convinzione, che andare oltre la vita e oltre la morte, con le parole, è possibile. Che necessità abbiamo di scrivere, di creare, di realizzare opere d’arte? Immortale segna la poesia il nostro cammino, resta, nell’assenza futura, un’orma, come un sogno ricordato, per sempre:

 

“Tra i sopraccigli ha il padre
un piglio che gli conturba
il volto, uno sfregio oscuro
come il solco di un’ascia.
I suoi figli sta sognando,
che l’ammazzano i suoi figli;
e quando si sveglia vede
che quel che sognava è vero.”

 

Antonio  Machado ne La Terra di Alvargonzales, descrive la morte in un sogno e il risveglio nella morte, la visione della stessa fine, come se il sogno fosse la porta che conduce in altri luoghi, dove vita e morte sono oltre l’assenza. La poesia è il luogo multidimensionale e così al suo interno ogni opposto si unisce, dando vita a un linguaggio quantico, che muta al solo osservarlo. Ogni traduzione è unica, ogni interpretazione supera le regole sintagmatiche. Chi legge dà vita e morte ai versi, attiva il potenziale significante dell’autore, in libertà, perché il linguaggio poetico è mutevole. L’arte è la via immortale che l’esistenza umana ha generato o forse trovato. In natura l’arte è immensa, ogni organismo esprime la propria vitalità in un sistema perfetto e completo, noi esseri umani abbiamo bisogno di “giustificare” la nostra presenza su questo pianeta – spesso distruggendo altri Sistemi – creando bellezza, succhiando linfa, sfruttando la presenza di Altri da noi. Vita e morte a braccetto vanno, nella speranza che ci insegnino a vedere oltre il confine apparente che li separa, buongiorno vita e buongiorno morte.