Aisthànomai

Se sei ben spettinato, sei un nuovo grande cantautore rock già prima di suonare.

Se poi ti lavi anche pochino, sei un filosofo postmoderno già prima di aprire bocca.

Se ti vesti abbastanza male e non hai mai fatto un nodo di cravatta, sei un grande scrittore già prima di scrivere.

Sempre già prima: perché dopo, di questi tempi, in genere, no. (Naturalmente a meno che tu non abbia amici “giornalisti” dai quali puoi comunque in qualche modo comprare un “endorsement”.)

L’abito fa il monaco per tre minuti e quindici circa.

Se ti cuci l’abito da solo, sei un monaco che ha studiato da sarto.

Se sei quell’uno su 2457 che molla i “se” e magari segue un orizzonte espressivo artistico, sei già qualcuno, sul serio.

In quei casi il problema della “mise” verrà dopo; o non verrà; o sarà invisibile.

È per questo che il mondo moderno fatica a riconoscere e ad accogliere il vero genio.

Mica per la “pericolosità”: il sistema se ne sbatte comunque di te.

Ora, capisci bene che un sistema che, a qualunque titolo e in qualsiasi campo, se ne sbatte di te, non va bene, è sbagliato, è sterile, è ingiusto, è morto, va rivoltato.

Dobbiamo quindi fare una potente rivoluzione, che è estetica, sì, certo: ma, cioè, nell’aisthànomai, nel sentire.