A mio figlio

A mio figlio

Metto in fila i nomi

ogni nome

una bestemmia

di carne marcia

ogni passo un nome

i pugni stretti dentro la giacca

le spalle di pane raffermo

e nelle orecchie un fischio di vento

un urlo di violino

a strappare la musica dalle mie mani

metto in fila i miei nemici

le loro sudicie facce di lucertola e di topo

i mansueti si fanno di lato

quando passo

e gli angeli

mi guardano con pena e affetto

io corro rabbioso

sul ciglio della scogliera

la furia mi rende cieco

e ubriaco di emozioni

sul ciglio dei tuoi occhi

hai una lacrima

a cui potrei aggrapparmi

hai una lacrima che non so vedere

metto in fila le mie ragioni

anche se ne ho una sola

piccola e storpia

che urla incessante

stridula

senza odore

urla

promettendo tempesta

metto in fila i miei giorni

e le mie fotografie

prigioni di rabbia elettrica

ho così timore di essere obliato

da scordarmi che sarò,

come gli altri,

come è usuale,

come è giusto,

dimenticato e assente.