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Quando due persone o due gatti parlano del silenzio, uno dei due lo rispetta, l’altro lo rompe.
Ci sono silenzi simili alla cassa di risonanza,
come il grido della falena che segue il crepitio delle ali bruciate dal vetro incandescente.
Il vetro era sabbia.
La falena una farfalla.
Al tuono servono due nuvole.
Certi silenzi  sono come  guardarsi le mani.
L’ostinata resistenza ai tagli, alla penna, ai pugni sulle piastrelle, all’olio motore, al vetro incandescente.
Il silenzio delle  bottiglie di birra vuote che sbattono nel sacchetto, del mondo che crolla, delle api che  cercano casa fra le crepe del tufo.
Quello dei quaderni a quadretti , del clinch, del ring.
Stessa cosa.
Le partite a sette e mezzo, bruschetta e Peroni, vermouth dozzinale e nuvole di drago.
Il silenzio delle righe di luce che rompono le persiane e la notte.
Panchine  tengono il gioco agli amanti, mentre gli amanti inventano le panchine.
C’è il silenzio dell’acqua, delle cicale, delle canzoni di Aznavour, dei quadri  di Monet.
Poi c’è il tuo,  diverso da tutti gli altri, ma così simile a quello del foglio.
Il tuo silenzio, in cui nascono certe mie poesie.