8 dicembre

8 dicembre

Il cimitero era immerso nella nebbia che una luce crepuscolare contribuiva a rendere più densa. Il cancello era chiuso a chiave e un catenaccio ne accentuava l’indisponibilità a schiudersi.

Io ero nudo sommariamente coperto dal sudario.

Accanto a me una figura in penombra non smetteva di lamentarsi.

“In milioni di anni non mi era mai successo, mi spiace”

“Figurati a me” ho risposto “ e come si fa?”

“Non lo so” rispose la Morte un po’ piccata

“Ma scusa, allora se io non dovevo morire, c’è un altro che vive al posto mio!”

“No, no l’ho fatto fuori subito, appena mi sono accorta dello sbaglio ma vedi, tutta l’umanità si muove in un meccanismo perfetto, come quello di un grande orologio: la tua morte prematura scombina tutto, non è che puoi tornare a casa e dire la Morte si è sbagliata sono di nuovo qui”

“Perché no? Potremmo dire che era un caso di morte apparente…”

“Ma no ! Ormai la tua morte ha provocato dolore che ha bruciato decine di migliaia di neuroni in chi ti voleva bene, le loro vite si sono accorciate, poco o tanto, hanno fatto pensieri che influenzeranno le loro scelte tutto è già cambiato! Figuriamoci una resurrezione! Le conseguenze si abbatterebbero sul mondo intero!

“Scusa ma cosa si può fare? Mica posso stare nella bara fino a ….. a proposito tra quanto sarei dovuto morire?”

“Vent’anni”

“Ecco,secondo te posso stare vent’anni qui nudo al cimitero?”

“No….”

“Quindi?”
“Quindi stai zitto e lasciami pensare”

“Va beh… pensaci, io vado a farmi un giro”

“No, aspetta! Non puoi andare in giro! E se qualcuno ti vede?”

“Fatti tuoi, tanto che mi può succedere? Tanto per vent’anni non muoio di sicuro”

“Aspetta ti dico! Va bene, posso farti vivere nel mio palazzo, ma non devi vedere nessuno!”

“Vieni da me invece” disse una terza voce.

La Morte ed io sobbalzammo: non ci eravamo accorti di una figura di donna che si era avvicinata alle nostre spalle.

“Io abito in un’isola che non compare su alcuna mappa”

“Ma chi sei ?” chiesi io

“Sono Lilith, la donna che Adamo rifiutò perché troppo indipendente”

“Lilith” rise la Morte “L’ultima che prenderò, alla fine dei tempi”

“Già quella che abita dove il tempo non passa mai”

“Questo è interessante” dissi io “mi sa che vengo sulla tua isola”

“Sei pazzo! Non è una donna, è un demone!”

Lilith sorrise aveva denti bianchi e una pelle ambrata. Ignorò la Morte e si rivolse a me.

“Che cos’hai da perdere? Per male che ti vada vivrai senza lavorare, senza malattia e senza pensieri per tutto il tempo che vuoi, con una donna speciale come me, una donna che non potrai mai incontrare e se dopo vent’anni sarai stufo di quella condizione ti basterà fare un passo oltre la sabbia che circonda l’isola e sarai polvere all’istante”.

“Perché lo fai? Perché io?”

“Perché mi va e io faccio sempre quello che mi va”

“E se ti stufi tu di me?”

“Io posso allontanarmi dall’isola senza invecchiare, io e l’isola siamo una cosa sola, quando tu mi annoierai me ne andrò a spasso fino a che non mi tornerà la curiosità di rivederti. E se proprio non voglio vederti più beh… ti butto a mare tra vent’anni” e rise divertita all’idea.

Tacemmo tutti e tre.

Poi la Morte restò sola.