7 dicembre

7 dicembre

Il sonno non veniva.

Adele lo aveva capito fin dal pomeriggio che quella notte sarebbe trascorsa senza il conforto del riposo.

E che sarebbe stata preda dei demoni.

Con il buio i fantasmi delle sue paure sarebbero venuti a sussurrarle nella testa le ipotesi più improbabili ma più radicate nel profondo.

Lei amava Samuele e lui, a modo suo, l’amava ma non era uomo che si accontentasse di avere una donna sola.

Più che la promiscuità a lui interessava mantenere viva la sua capacità di amare ed essere amato in assoluta trasparenza. Non era un traditore, le donne che frequentava sapevano di non essere le sole destinatarie delle sue attenzioni ed emozioni. Tutte lo sapevano e, se se la sentivano, finché se la sentivano, era così.

Era abbastanza forte e sicuro di sé da praticarlo e chi aveva resistito era contenta così, in un nuovo disordine amoroso che aveva i suoi lati buoni e altri meno. Adele stava vivendo giusto uno di questi ultimi.

Samuele era andato a Firenze ad incontrare una sua amica, (Stronza suggerì il demone) di Napoli che non vedeva da dieci anni. Era una donna per cui Samuele provava interesse (molto, troppo visto che è sempre in chat con lei) e che era ricomparsa d’improvviso (stronza, maledetta).

E avevano deciso di trovarsi a metà strada ( no, metà strada un cazzo! Metà strada è Monteriggioni ma la stronza ha deciso Firenze) proprio in quella città meravigliosa in cui Adele sognava di fare un week end lungo con lui.

Si alzò di scatto svegliando il marito che russava e alle sue domande rispose laconicamente: “niente, non riesco a dormire mi faccio una tisana”.

Si spostò in cucina e dopo qualche minuto lo sentì russare di nuovo.

Era più di un anno e mezzo che non facevano più l’amore e alla fine lui se n’era fatta una ragione ( si aggiusta da solo).

Adele ripassava a memoria ogni notizia che aveva di quella donna (Favilla si faceva chiamare! Patetica…. un nickname da panno da cucina) ma erano tutti dati insufficienti.

Certo, se lui la trovava interessante non doveva essere stupida, anzi doveva avere qualcosa di speciale, una introversione, un mistero…. ( e chissà cosa ?). Erano le due, Adele cercava di indovinare se stavano dormendo, se lui la teneva contro di sé, se ne respirava il profumo, se era stato bene (o se ha ancora voglia di lei…. dieci anni mica si esauriscono con una solavolta e poi lei è più giovane di te, più calda, una donna del sud).

Adele adesso aveva un dolore fisico nei muscoli e freddo, tanto freddo addosso, dentro. (loro no, sono abbracciati, hanno tutto il calore che vogliono).

Guardò il telefono. Le tre, il tempo procedeva a scatti. Nessun messaggio. (e cosa ti aspettavi ? che dicesse scusa, io mando un messaggio a quella scema che di sicuro è ancora sveglia ?) La tisana era fredda, non l’aveva toccata. La rovesciò nel lavandino. Camminava intorno al tavolo con le mani strette intorno al corpo come se volesse impedirsi di esplodere. (stronza, cretina, in fame).

(A lui piace quando lo svegliano a furia di baci)

– No! Non è vero! E poi fanno solo sesso? Magari stanno parlando!

Adele sbarrò gli occhi: aveva parlato ad alta voce, da sola, come una pazza. Origliò se il marito si era svegliato, ma per fortuna russava.

Prese fiato, cercò di calmarsi, di ragionare. Il demone in teoria poteva anche avere ragione ma in pratica non aveva senso, per Samuele il sonno era sacro, se lo avesse svegliato in pieno sonno lo avrebbe irritato (ma se lo svegliavain un certo modo…) Adele non potè evitare che l’immagine di Samuele in preda al piacere riaffiorasse con dolorosa nostalgia: quando era prossimo al piacere diceva sempre “Dio Santo” (già, biblico direi…. Benedetto colui che “viene” nel nome del Signore)

– Smettila! Stronzo bastardo! ( chi? lui?) no, tu! Sei solo un demone! Samuele non mi ha mai mentito (sicura?) si, sono sicura e anche Favilla…. Non sta facendo quello che farei io al suo posto? Di cosa posso rimproverarla? Sei tu lo stronzo che mi tormenta. (io sono te) no tu non sei me! Tu sei solo l’ombra delle mie paure, un’ombra minacciosa, ingombrante… ma eterea, non sei reale, senza le mie paure non esisti. (Io non sono meno vero di te. Se tu vai a dormire, io vado a dormire. Sei tu che parlandomi, rispondendomi, mi dai forza e, tra l’altro, stai parlando di nuovo ad alta voce)

Adele sentì di nuovo le lacrime pungergli gli occhi, come se fossero di fuoco o di ghiaccio, o di metallo. Stava per spezzarsi. Respirò, evocò l’immagine di Samuele, senza fantasticare. Volle vederlo così come era in quel momento. Lo vide nudo e bellissimo. Dormiva. Sorrise e andò a dormire. Al mattino trovò un messaggio, un bacio di buongiorno.

La sera sarebbe arrivato e lei lo avrebbe visto, dieci minuti, mezz’ora…. Il tempo di riempirsi gli occhi di lui.

Il tempo di sorridere e vivere il presente.

Il demone in un angolo, risolveva sudoku.