5 dicembre

5 dicembre

Il monaco meditava davanti ad un piccolo specchio.

L’ uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Per questo aveva posto nella sua capanna spoglia, un piccolo specchio.

Quel piccolo pezzo di “altro” spesso conquistava la sua attenzione, a prescindere che riflettesse proprio lui. Era appeso con un filo al rudimentale tetto ed era dunque libero di ondeggiare, ruotare catturare luce od ombra o emanare una realtà che, pur gemella di quella a cui apparteneva il monaco, la rendeva speciale, più luminosa, sconosciuta in qualche modo.

Il monaco si lasciava invadere da quella frammentaria alterità e si chiedeva se lo specchio reagisse in maniera passiva e meccanica restituendo ciò che lo colpiva o se in realtà lo specchio non fosse niente altro che una porta tra due dimensioni ad immagine e somiglianza l’uno dell’altra.

L’ uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Dunque necessariamente è vero anche il contrario: Dio è fatto ad immagine e somiglianza degli uomini. Nel passato in effetti è andata proprio in questo modo. Gli dei antichi, vedevano con “occhi”, sentivano con “orecchie”, desideravano con il corpo, scagliavano saette con le mani, suonavano cetre con le dita, correvano veloci indossando calzari, andavano a caccia usando arco e frecce, nel periodo matricentrico la divinità era donna e madre, quando l’umanità si votò al patriarcato divenne un dio maschio e barbuto, padre di ogni cosa. Poi venne il Dio pensato, senza corpo, un dio mai nato poiché estromesso da un corpo di donna che rimaneva vergine, mai morto poiché la tomba scoperchiata dopo tre giorni non ne conservava traccia. Ma in ogni caso, visto, ascoltato, amato, vissuto, logorato e ucciso, un Dio che si è fatto uomo, a immagine e somiglianza di un uomo.

Il monaco rifletteva su sé stesso, riflesso. Ma era lui quello che lo guardava? O era il prodotto fisico e chimico di uno strumento che traduceva nella sua lingua, nel suo codice, una serie di impulsi?

Un pipistrello ad esempio ha altri codici, i suoi “occhi” vedono la realtà come un sonar, davanti ad uno specchio un pipistrello “vede” un ostacolo, non un suo doppio. Un pipistrello non è tecnicamente cieco, tuttavia non può percepire sé stesso. Un vampiro, a volerci credere, non si rifletteva nello specchio, dimostrazione per assurdo che il rapporto uomo/divinità è reale scambievole e paritario : il vampiro non aveva rapporti con la divinità, né con il corpo reale per questo non aveva nulla neppure un riflesso meccanico dello specchio, che fosse creato a sua immagine e somiglianza.

Il monaco considerava anche un’altra cosa: l’altro si muoveva nello specchio solo se lui si muoveva, quindi uno era autore e l’altro copia. Ma poteva un dio accontentarsi di questo, se pareva già poco ad un umano?

Provò a concentrarsi per “muovere” il monaco incorniciato dallo specchio, senza muovere sé stesso. Ma non ebbe risultati.

Forse, pensò, le due immagini sono la traduzione multipla di un corpo “pensato” che abita innumerevoli dimensioni, soggette a diverse declinazioni, umane, divine, aliene nelle quali nessun corpo è reale e tutto avviene nella mente che costruisce ciò che sceglie di “vedere”.

O forse nulla esiste oltre al corpo e la mente stessa è una variabile impazzita del tumore di vivere.