4 dicembre

4 dicembre

Il ladro entrò di soppiatto come era nella sua natura.

Ma per quanto fosse stato impeccabile e professionale trovò la donna sveglia e in piedi.

I due procedettero alle frasi di rito.

Il ladro invitò alla calma, dicendo che nessuno si sarebbe fatto male se manteneva una decorosa assenza di reazione.

La donna chiese chi era e che cosa ci facesse a casa sua.

Esaurite le formalità il ladro intimò alla donna di consegnargli quanto di prezioso c’era in casa evitandogli l’onere di legarla e imbavagliarla per poi mettere tutto a soqquadro.

La donna che invece preferiva guadagnare tempo cominciò a strillare generando una reazione a catena.

Il ladro la spinse sul letto e con molta perizia la mise a pancia in giù legandole i polsi con fascette da elettricista. E applicò un rudimentale bavaglio ad attutire eventuali urla dovute a crisi isteriche.

La donna per altro, non fece che una resistenza formale e rimase supina sul letto in stato di quiete.

Il ladro cominciò a frugare rovesciando i cassetti ma non trovò gran che, una catenina, un paio di orecchini forse placcati oro e niente denaro.

Fu allora che vide il gatto.

Una creatura a pelo lungo del tipo norvegese. Pensò che la donna poteva essere affezionata all’animale e che minacciando di sventrarlo avrebbe ottenuto la sua collaborazione attiva. Il gatto per altro sembrava docile.

Si avvicinò e lo prese per la collottola o meglio fece il gesto di prenderlo, ne sentì il pelo, immaginò di averlo preso ma non fu abbastanza veloce, il gatto fece uno scarto veloce e si allontanò non prima di avergli aperto il palmo della mano con un taglio profondo. l’uomo si guardò la mano incredulo, dolore a parte (e non era poco) la mano sanguinava copiosamente come se invece di un graffio quella creatura maledetta gli avesse dato una coltellata.

Un ladro saggio sarebbe andato via in quel momento, ma la sproporzione della difesa del gatto lo motivò alla vendetta. Saccheggiò l’armadietto dei medicinali fino a che trovò abbastanza per fare una fasciatura che poteva tenere, poi andò in cucina e prese un coltello corto, da disosso e con un sorriso tornò in cerca del gatto. Il felino era presso la padrona e lo guardava con un’espressione che tradiva più curiosità che spavento. Il ladro si avvicinò velocemente ma, come prima il gatto fu più rapido, scartò di lato a distanza di sicurezza, agitando la coda e producendo un suono basso di pancia , una specie di brontolio che, di nuovo, avrebbe dovuto consigliare all’uomo di desistere. Ma gli uomini, spesso, sono stupidi. Questa volta si avvicinò lentamente, molto lentamente e quando fu assolutamente certo di colpirlo o almeno afferrarlo efficacemente si tuffò in avanti. Il coltello da scanno affondò nel materasso mentre il braccio andò a vuoto. In compenso il ladro aveva perso un occhio e il naso zampillava come una fontana. Questa volta la ragione ebbe il sopravvento e per la prima volta il ladro pensò di fuggire, ma quando barcollando fece per guadagnare la porta vide il gatto frapporsi tra lui e la fuga.

Gli sembrò che fosse più grande ma ipotizzò che fosse dovuto alla sua ridotta visibilità, in ogni caso aveva pensieri più urgenti e l’inquietudine stava mutandosi in paura.

Il gatto stava crescendo a vista d’occhio ora aveva le dimensioni di un cane di grossa taglia e ricordava nelle fattezze una lince furiosa.

Il corpo del ladro rilasciò adrenalina e le sinapsi cominciarono a lavorare alacremente. Di colpo pensò che la chiave di tutto era la donna, se esisteva una possibilità di fermare quell’incubo era lei, si mosse velocemente, la raggiunse, le tolse il bavaglio e le urlò di fermare quel gatto infernale.

La donna lo guardò con occhi cattivi.

Dietro di lui il felino con voce di donna disse “troppo tardi”

La donna, in cambio, disse solo: “miao”.