24 dicembre

24 dicembre

Ci sono tre picche piantate per terra.

Su ognuna di loro una testa.

Una sembra gridare e guarda a sud.

Una sembra soffrire e guarda a est.

Una sembra morire senza fine e guarda a ovest.

La testa che guarda a nord è quella di un guerriero che conserva sul collo la sua testa viva.

Il suo avversario ha fatto molta strada per affrontarlo.

La sua vita, votata allo scontro per determinare chi sia il guerriero più forte al mondo, lo spinge a questo pellegrinaggio dove ogni volta mette in gioco la sua vita. Cercando di rubare quella dell’altro. Ora sono di fronte. Lo sfidante che si è dichiarato pronunciando il suo nome e le sue intenzioni attende risposta.

Olone è il suo nome.

Il guerriero con il volto a nord non risponde.

Ha tolto l’elmo e lo ha appoggiato con delicatezza a terra.

È un gesto che ha inquietato molto Olone anche se non sa spiegarsene la ragione, in risposta ha gettato lontano l’elmo e per sfida anche lo scudo.

Il guerriero, il cui nome è Krimir, ha risposto deponendo anche lui lo scudo con la stessa delicatezza e rispetto con cui aveva appoggiato l’elmo e l’avversario ha capito cosa lo ha messo a disagio.

Quel gesto voleva dire: “torno a prenderti, non mi servi questa volta non corro pericoli”.

Armato della sola spada, nudo il petto, Olone ora guarda Krimir negli occhi, sa che la battaglia degli sguardi è importante tanto quanto se non più dello scontro vero e proprio. Si fissano a lungo, poi Krimir distoglie lo sguardo, raccoglie elmo e scudo e volta le spalle alla sfida.

“Dove vai? Combatti!”

“ E’ inutile perderesti la vita”

“ Hai paura! Sei un vigliacco! Combatti se sei così sicuro e vediamo chi perderà la vita”

Krimir non lo degna di una risposta.

Olone non ha fatto tanta strada per essere umiliato con un rifiuto, per questo lo insegue e gli sbarra il passo schiumando di rabbia.

Krimir con un unico gesto sguaina la spada e apre la gola all’avversario.

Olone corre con la mano ad arginare lo squarcio nel tentativo inutile di fermare la piena di sangue reciso, poi piega le ginocchia e crolla di lato.

Quattro picche sono piantate nel terreno, sulla quarta il sangue fresco rotola lungo l’asta e bagna il terreno.

La testa guarda verso nord ed ha uno sguardo sorpreso.

Mosche danzano ubriache ringraziando il loro dio.