23 dicembre

23 dicembre

18 gradi.

Il termometro segnava 18 gradi al 23 dicembre. Il Natale si era annunciato con temperature primaverili. Insetti e piante confuse dal clima si affacciavano come esautorando di fatto, l’inverno.

E Paolo era incazzato. A parte il disagio che nutriva per le feste comandate, si sentiva defraudato del suo tempo. Atmosferico e non. Quell’aria frizzante che gli pizzicava la faccia e che costringeva gli altri in luoghi riscaldati e affollati, lasciando lui da solo con il mondo esterno dipinto di cruda realtà gli era stata tolta.

Paolo in realtà voleva un posto dove nascondersi dove essere solo. Ma gli altri lo inseguivano con telefonate di auguri, visite senza preavviso, regali inaspettati.

E inaspettata, tra gli altri, gli giunse la visita del padre che gli porgeva una busta.

“Aprila, ne ho data una uguale a Renzo e ad Anna. Aprila ora.”

Paolo pensò contenesse una notizia grave, una malattia che costringesse il babbo a comunicazioni severe, a commiati drammatici e composti. E rimaledì quel Natale sporco di novità. Aprì la busta, dentro c’erano dieci biglietti da 500 euro e un biglietto.

“Ho vinto all’età di 74 anni una lotteria da 300.000 euro. Dieci, quindici anni fa avrei lo avrei apprezzato e usato per me. Oggi mi sembra uno scherzo che la Vita ha voluto farmi. Alla mia età una cifra così si può solo regalare. Con l’implicito obbligo di essere oggetto di gratitudine. E l’implicito obbligo di dichiarazione ufficiale che sono così vecchio e inadeguato che nemmeno un regalo così ricco può cambiarmi la vita. Perciò ho deciso di fare un gioco usando i miei tre figli. Ognuno di voi ha ricevuto 5000 euro e un tempo limitato per usarli. Sei giorni. La notte del 31 mi direte come li avete usati e perché. Quello che li avrà usati meglio a mio insindacabile giudizio riceverà l’ammontare intero della cifra. Se non li userete o se non sarò soddisfatto delle vostre scelte brucerò il biglietto vincente.”

Paolo rilesse il biglietto due volte, poi guardò il padre che senza una parola si allontanò.