22 dicembre

22 dicembre

Le tre.

Implacabile lo spettro dell’insonnia veniva a spalancarle le palpebre.

Il corpo reclamava riposo attraverso numerose micro lamentele delle giunture e un bruciore dietro gli occhi accompagnato da un leggero mal di testa che come un esattore pedante veniva a bussare tra i due lobi frontali.

Era troppo vecchia per credere ancora che sarebbe bastato intestardirsi per ricucire il sonno. Ma ogni volta ci provava e prendeva un’espressione caparbia da bambina stringendo nei pugni la coperta e gli occhi. La volontà di prendere sonno tuttavia era contraria ai principi che regolano il regno di Morfeo, la volontà la irrigidiva nelle spalle, la contrazione delle palpebre e la mascella serrata dopo poco la svegliavano del tutto. E imprecando si alzava per prepararsi un caffè che come un amico paziente pettinava le sue inquietudini.

Mina, la gatta nera, la guardava con commiserazione e senza muoversi dal caldo del letto lasciava che il sonno la prendesse come la panna del latte che monta.

Eleonora ringraziava di essere single tutte le mattine.

Un compagno l’ avrebbe irritata ogni mattina al nascere del giorno: se si fosse alzato con lei per prepararle il caffè lo avrebbe insultato :

“Guarda che ce la faccio a prepararmi un caffè, soffro di insonnia, non sono invalida. Cosa ci fai in piedi ? Tu che potresti dormire ! Mi fai una rabbia ! Vai vai…. Che mi rovina già la giornata averti davanti”

Se invece fosse stato il tipo ansioso che le chiedeva come stava e si affannava a cercare le cause e i rimedi possibili scegliendo tra i naturali, i chimici, gli esoterici, gli ayurvedici….. lo avrebbe asfaltato.

“Cosa vuoi che abbia? Ci siamo conosciuti ieri sera? Lo sai benissimo che tutte le notti alle tre ho finito di dormire e non mi parlare di rimedi non ha funzionato nulla nemmeno l’acqua di Lourdes di tua madre. Perciò fammi un piacere, torna a dormire e almeno non farmi incazzare”

Se invece fosse rimasto placidamente addormentato lo avrebbe odiato.

Quindi molto meglio che fosse single. Almeno poteva soffiare sul vetro il vapore del caffè e guardare i giardini deserti di sotto.

Deserti. Quella mattina non poi tanto. Una ragazza forse strafatta o ubriaca era coricata sulla panchina e dormiva.

Tutti dormivano.

Accese il pc c’era un amico collegato, provò ad iniziare una conversazione ma dopo poche battute l’amico si scusò perché doveva assolutamente congedarsi, aveva fatto davvero tardi e doveva essere in ufficio alle 9. Gli chiese se non avesse “spezzato” il sonno…. Se riusciva ad addormentarsi a quell’ora inconsueta. La ringraziò per la sua premura ma l’amico le disse di avere un ottimo rapporto con il sonno. Sarebbe caduto sul guanciale e avrebbe dormito come un sasso, immediatamente. Aggiunse.

Tutti dormivano.

Aprì le finestre la temperatura era piacevolmente fresca e ad Eleonora venne l’impulso di uscire a fare una passeggiata, godersi il quartiere prima che cominciasse a correre e a strillare. Si infilò un maglioncino sopra il pigiama e i pantaloni della tuta. La notte la accolse con semplicità. La ragazza sulla panchina dormiva. Eleonora si accese una sigaretta e fece un giro spiando se vi erano luci accese nei palazzi, tutto taceva. Un’auto della vigilanza privata fermò bruscamente davanti alla saracinesca chiusa di una gioielleria infilò di corsa un biglietto e risalì sull’auto a compilare il ruolino di marcia, divorato anche lui dall’ansia di finire il turno per dormire. Tutti dormivano.

Poi sentì alle sue spalle lo scatto di un portone. Una signora decisamente anziana in vestaglia e pantofole si avventurò incerta sull’asfalto. Eleonora pensò che avesse bisogno di soccorso, poi la vide alzare le braccia dritte davanti a sé. E camminare a occhi chiusi verso la ragazza addormentata sulla panchina. Appena la sfiorò la ragazza aprì gli occhi poi mentre la vecchia si allontanava si alzò e prese la stessa postura da sonnambula da barzelletta incamminandosi verso il metronotte che si era attardato nella sua macchina a compilare il registro del suo percorso. La ragazza forse bussò al finestrino con le dita tese e il giovane si sentì in dovere di chiedere se tutto andava bene. La ragazza gli toccò la fronte e un’istante dopo anche il metronotte lasciava l’auto con la portiera aperta e si accodava alla strana processione fatta di persone che ad occhi chiusi si muoveva tenendo protese le braccia in avanti.

Eleonora, se prima era rimasta incuriosita e vagamente divertita da quella stranezza, ora era invasa da una vaga inquietudine.

Guadagnò a grandi falcate lo spazio tra i giardini e il portone di casa sua e con la coda dell’occhio vide una donna procedere a passo veloce verso di lei.

“Aspetti” disse.

Almeno questa era sveglia, pensò Eleonora.

“Siamo rimasti in pochi “ continuò “dobbiamo fare attenzione o ci prenderanno”.

Eleonora rise, tutto stava prendendo una piega assurda.

“Non rida, guardi piuttosto” e le indicò il palazzo di fronte da cui uscivano a decine, persone seminuda e scarmigliate per muoversi come in un film apocalittico.

“Forse è meglio chiudersi in casa” azzardò Eleonora.

“Perché abita qui?” chiese speranzosa la donna.

“Si venga” e aprì il portone di casa ma dovette fermarsi, le scale erano invase da condomini che scendevano in processione affette da sonnambulismo.

“Ma in fondo che male c’è…. non è mica una malattia…. Poi si svegliano no?”

“Lei non capisce, non si svegliano più! Ho provato a strattonarne uno e a sbatterlo contro un muro, si deve essere rotto il naso perché sanguinava come una fontana ma non si è svegliato, non si nutrono… non bevono… moriranno. Moriremo”.

“Ma ieri era tutto normale come sa queste cose?”

“Mio marito lavora nell’esercito è un….. lasci stare è troppo lungo da spiegare ma mi deve credere la situazione è grave.”

Un brivido le corse per la schiena, pensò che forse se li lasciava uscire tutti poi sarebbe potuta salire e chiudersi in casa. Ma guardandosi attorno vide che un gruppo numeroso le aveva puntate. Non ce l’avrebbero mai fatta. Pensò a come difendersi…. l’unico oggetto che le veniva in mente era il bastone da passeggio nel baule della macchina. La macchina! Ma certo come aveva fatto a non pensarci subito? La macchina era parcheggiata nella prima via adiacente era molto più facile da raggiungere. Gli zombie dormienti erano lenti. Fece un gesto imperioso alla donna di seguirla in fretta. Dovettero dribblare un paio di nottambuli ma tutto sommato fu semplice.

Chiusa la sicura mise in moto e si allontanarono. La scena era surreale: ovunque Eleonora guardasse si vedevano sonnambuli, in strada,sugli alberi, sui cornicioni,sui balconi, in riva al fiume, ovunque. Fece una sosta velocissima ad un autogrill per fare benzina e andarsene senza pagare dopo aver atterrato a bastonate tre contagiati le diede una sorta di ebbrezza.

Ormai albeggiava, ma la luce del sole e il passare delle ore non aveva effetto. Tutti dormivano.

“Se siamo rimaste rimaste solo noi forse non ha senso resistere” disse la donna prostrata dalla tensione e la fatica.

“Secondo me si” rispose Eleonora “pensa…. Tra un mese al massimo due saranno tutti morti, noi e forse pochi altri saremo i padroni incontrastati del pianeta, risorse illimitate, accesso ad ogni ambiente a qualsiasi ora….. avremo milioni di case in cui scegliere di abitare, automobili, vestiti, computer…. Avremo accesso ad ogni risorsa materiale di questo mondo.”

“Potrebbe essere divertente” fu il commento della donna che dopo poco aggiunse “e sono anche lesbica”

Dopo una decina di secondi di silenzio in cui aveva cercato di trattenersi Eleonora scoppiò a ridere in una maniera così contagiosa da non riuscire più a smettere, né lei ,né la donna. “Non so perché l’ho detto” cercava di dire ma ogni volta l’ilarità prendeva il sopravvento.

Tre mesi dopo le due donne avevano uno sguardo tetro e la stanchezza scolpita nelle membra. Lavoravano alacremente dal mattino all’alba fino a sera inoltrata a scavare, con una piccola ruspa che avevano iniziato ad usare, fosse comuni entro cui bruciare i corpi dell’umanità, sette miliardi sono tanti ed avevano cominciato a puzzare tutti insieme, producendo una proliferazione abnorme di insetti e animali spazzini.

Più di una volta, la sera, si chiesero se fosse valsa la pena sopravvivere.