21 dicembre

21 dicembre

Sempre lo stesso sogno.

Rino sognava di correre. Correva a perdifiato, in mezzo all’erba alta e sopra di lui volava Mir un corvo imperiale dalle penne lucide e nere. E lui era così contento di correre che rideva, mentre scaracollava senza fatica le leggere pendenze del prato.

Quasi sempre incontrava una vecchia circondata da colombi che fuggivano quando sentivano arrivare Rino, ma soprattutto Mir. Il suo verso grave li avrebbe annicchiliti se fossero rimasti fermi. Quindi si disperdevano volando in diverse direzioni sognando di confondere il loro nemico e irritando profondamente la vecchia.

Nel sogno la vecchia inveiva sempre contro Rino e gli lanciava contro i semi che teneva in grembo per nutrire i piccioni e Rino ogni volta rideva e si fermava a debita distanza per dileggiarla. Poi riprendeva a correre, era conscio di ciò che avrebbe trovato e questo costituiva metà del divertimento, era come rivedere tutte le notti una puntata particolarmente amata del programma preferito.

Dietro il primo sasso c’era il serpente smeraldo che si alzava per mordere ma che era immediatamente preda di Mir che lo portava in alto e lo faceva cadere

una, due, tre volte fino a che non si spaccava e dal corpo nascevano mille farfalle e un soldino che rotolava giù per il sentiero fino davanti alla casa abbandonata che al posto della serratura aveva una fessura dove infilare la moneta e quando Rino la infilava la porta si apriva in una grande stalla o talvolta un granaio da cui usciva una musica per ballare e a Rino piaceva ballare solo che non era capace allora batteva solo le mani e saltellava a tempo. E sempre, a quel punto, arrivava sua cugina che ballava e lo faceva danzare e rideva di lui e con lui…. Poi arrivava la mamma con le frittelle dolci di mele e anche Mir veniva a mangiarle. Poi Rino si sentiva stanco e aveva male agli occhi e aveva sonno ma nella sua testa diceva non posso dormire, sto già sognando mica posso sognare di sognare e questo lo faceva tanto ridere. Ma mentre rideva si sentiva la testa sempre più pesante e il sonno gli invadeva le palpebre e sua cugina lo tirava per un braccio per farlo ballare ma la mamma lo abbracciava e lo cullava e la musica si smorzava pian piano fino a che, divertito, sognava.

Sognava la sua camera dove la mamma arrivava sorridendo e chiedendogli come aveva dormito e lui rispondeva ridendo che stava ancora dormendo, cosa che faceva sempre sorridere la mamma. Poi lei lo lavava e lo appoggiava sulla sedia a rotella e lo copriva bene prima di portarlo fuori a respirare l’aria intensa del mare e andavano fino al molo, fino in punta a sentire lo scroscio delle onde. Rino si faceva portare il più vicino possibile perché gli piaceva sentire il vento che gli bagnava il viso con la polvere delle onde. Sopra di lui volava Mir che nel sogno era diventato un gabbiano bianco e maestoso. La mamma allora gli cantava una canzone, sempre la stessa, la canzone del marinaio che era stato incantato dalle sirene ma che era così buono che tutte le volte le sirene lo lasciavano tornare a casa e poi ammalate di nostalgia e di rabbia per la donna sciatta di cui lui era innamorato lo chiamavano la sera per tenerlo fino al mattino.

La mamma gli aveva preparato come sempre la focaccia unta, morbida e calda come appena sfornata e come sempre lui ne faceva una scorpacciata e lasciava cadere per Mir gli ultimi pezzi solo perché si sentiva scoppiare. Allora rincasavano e la mamma gli chiedeva se aveva freddo e guardava il cielo farsi di nuvole scure. E tutte le volte nel sogno sentiva le prime gocce cadergli in viso e vedere la mamma che correva spingendo la carrozzella lo faceva ridere a crepapelle soprattutto nelle curve dove rischiavano di cadere perché Rino sapeva che era un sogno e che anche se fosse caduto non si sarebbe fatto male.

Mir volava alto davanti a loro come se facesse da guida e alla fine arrivava a casa dove la mamma lo asciugava e nel farlo gli faceva solletico e lui rideva e giocava a fare solletico a sua mamma che però non era più la mamma ma la cugina che gli piaceva tanto e che dopo aver giocato faceva per andarsene ma Rino la pregava di dormire con lui e tanto sapeva che lei sarebbe rimasta, perché ogni volta, nel sogno lei rimaneva sempre. Si accoccolava vicina a lui e gli accarezzava i capelli e lui si sentiva tanto stanco e sorridendo, nel sogno, si addormentava e sognava di correre. Di correre a perdifiato nell’erba alta con sopra di lui un corvo imperiale dalle ali lucide e nere di nome Mir.