19 dicembre

19 dicembre

La donna contava i giorni senza saperlo.

Da quando il dolore si era fatto strada tra i suoi capelli con dita di brina, imbiancandola e allargando sentieri sul suo cranio, un orologio atomico si era messo in moto.

La vista si era sdoppiata, la pelle crepata in diversi punti, l’adipe si andava consumando come risucchiato da un demone avido che aveva invaso il corpo e anche la mente. Faceva un sogno ricorrente: una figura incappucciata fomentava un fuoco e rispondeva alle sue domande ma trovava sempre il modo di tracciare nella brace il suo nome. Azazel.

Azazel era un angelo ribelle. Il suo nome significa “colui che è sfrontato verso Dio” .

Il peccato di superbia. La bandiera di Lucifero.

La donna era di carattere orgoglioso e il confine tra orgoglio e superbia era per lei davvero labile. Per questo Azazel era stato accolto, per questo viveva con lei.

Il dolore si sopportava meglio se lo si rivendicava.

Talvolta la donna si sentiva come un lupo che guardava un paese piccolo raccolto nel basso della valle riparata. Un lupo che rivendicava il freddo, la fame, il dolore piuttosto che far parte di quel grumo di case umili presso cui un’umanità dolente si raccoglieva in preghiera elemosinando ogni giorno il tempo della sopravvivenza. Meglio il furto, la rapina, il sangue piuttosto che quel belato nauseante. Meglio l’orgoglio. Meglio la superbia, suggeriva Azazel.

La donna (o era Azazel?) tuttavia voleva di più.

Voleva far conoscere il dolore a chi glielo aveva procurato o non lo aveva impedito.

E Azazel le dava coraggio. La invitava a sfidare Dio, Colui che si proclamava padre soccorrevole e misericordioso. Colui che non aveva soccorso nemmeno suo figlio dopo tutto.

Azazel fomentava la sua rabbia.

La donna pensava di recidere una vita, la vita di un bambino come suo figlio.

Se lo avesse salvato gli avrebbe chiesto conto della vita di suo figlio, se non lo avesse fatto avrebbe accentuato la sua impotenza.

Nel gioco degli scacchi era la mossa del cavallo chiamata “forchetta”: il cavallo minacciava contemporaneamente due pezzi importanti come Torre e Regina o Regina e Re e comunque il giocatore minacciato si muovesse era obbligato a perdere un pezzo vitale o la partita.

Azazel procurò l’occasione. Il figlio della vicina era di indole capricciosa e testarda e sua madre non di rado lo metteva sul pianerottolo a sbollire le sue intemperanze. Azazel accese un capriccio nell’animo del bambino e più ancora l’esasperazione della madre che lo esiliò sul pianerottolo.

“quando ti è passata bussa”. E lo congedò.

E il bimbo rimasto fuori, si intestardì e dopo un po’ prese a scendere le scale per nascondersi in cantina. Gli fece un perverso piacere sentire la madre allarmata chiamarlo e quando la sentì davvero spaventata fu preso dalla paura che se fosse stato scoperto avrebbe preso un sacco di botte.

Le ore passavano e il bambino rimaneva nascosto.

Azazel confondeva i passi della madre rendendola preda del panico e del senso di colpa. Quando fu buio la madre si risolse a chiamare la Polizia. Ma nel frattempo la donna si era fatta avanti e aveva convinto il bambino ad andare con lei a fare un giro in macchina, per prima cosa lo portò a prendere quel dolce che la madre gli aveva negato, poi lo distrasse e gli disse che dopo lo avrebbe portato a casa e lo avrebbe protetto da ogni possibile castigo.

“Le facciamo prendere un bello spavento, vedrai che dopo avrà solo voglia di abbracciarti”.

Dopo alcune ore lo caricò in macchina e il bimbo nel rollio lento della macchina si addormentò. Allora tirò fuori il coltello e attese che una mano squarciasse il cielo e le fermasse il braccio.

Ma il cielo buio era vuoto di angeli e dei.

Azazel suggerì suadente di prendere quella vita, di ricambiare quel dolore che Lui le aveva fatto, così sarebbero stati pari.

“Pari non basta” disse la donna ad Azazel “Farò ciò che lui non ha fatto per mio figlio così sarò più di lui”.

Lo riportò nei pressi di casa sotto la siepe di un giardino antistante dove lo avrebbero trovato.

I cani si presero il merito del ritrovamento.

Il lupo si dileguò nella notte.

La Luna gli indicò il cammino.