18 dicembre

18 dicembre

La chiave arrivò in una busta imbottita da pacco.

Il ragazzo chiese se stesse consegnando alla persona descritta sulla busta fidandosi a priori di qualsiasi affermazione e scappò via.

Loredana Timi soppesò la leggerezza della busta e cercò di ricordare se avesse fatto un ordine di quel peso e dimensioni.

Aprì con cautela per evitare di rompere eventuali messaggi scritti e verificata la natura dell’oggetto contenuto se lo fece scivolare nella mano inclinando la busta.

Era una chiave piuttosto ordinaria, con un’unica particolarità la testa era smaltata di un bel verde smeraldo. Scosse ancora la busta da cui cadde un biglietto da visita in cartoncino pregiato sul cui retro era stato vergato in bella calligrafia un indirizzo e un’ora. Via Arturo Rovesti n. 4 . ore 22. Null’altro.

Ebbe la tentazione di buttare via tutto ma la qualità del biglietto e la calligrafia ricercata e preziosa la indussero a tenerlo e a considerare la possibilità che le offriva. Inoltre Loredana era curiosa per natura e di indole avventurosa.

Erano le undici del mattino del suo giorno di riposo.

Decise che sarebbe andata a dare un’occhiata. Da fuori, senza nemmeno scendere dalla macchina. Prese la borsa al volo e scese, impostò il navigatore e si diresse verso la destinazione. Ragionò divertita su quel brivido che anziché spaventarla la portava a sfidare la sorte, consapevole delle sue qualità intuitive che l’avrebbero avvisata in anticipo se ci fosse stato pericolo.

La casa era in un quartiere residenziale della città, nella parte collinare dove il verde di cornice alle case era un forte connotato comune. La osservò da lontano, aveva finestre ampie coperte da tende sobrie e bianchissime. Accostò e andò a sbirciare il cognome sul citofono. Il cognome Martinelli non le diceva nulla. Il cancello era alto e di buona fattura, ferro battuto con forme sinuose e torciglioni a stemperare la linea massiccia del manufatto.

Toccò la maniglia che cedette come oliata di recente. Provò a spingere ma era chiuso. Si voltò per andarsene quando sentì lo scatto del comando a distanza che apriva automaticamente il cancello. Loredana dedusse che era osservata e questo non le piacque. Ritornò subito alla macchina e con la coda dell’occhio vide il cancello che esaurito il periodo di attesa si stava richiudendo. Prima che potesse mettere in moto, il cellulare notificò un messaggio da numero sconosciuto.

– Avevo detto alle ventidue, lei è sempre così indisciplinata? Oppure è paura e ha fatto un giro di ricognizione….in ogni caso se vuole dare un’occhiata all’esterno si accomodi pure, può entrare con la macchina.

Il cancello si aprì nuovamente ma Loredana si sentiva come una ragazzina pescata a fare una marachella ed inoltre la inquietava molto che il padrone di casa avesse il suo numero di cellulare.

Aveva bisogno di ragionare.

Lo sconosciuto ( o sconosciuta, perché no?) aveva il suo nome indirizzo e numero di cellulare privato e questo la allarmava e incuriosiva al tempo stesso. Compose un messaggio di risposta.

– Chi sei? Cosa significa questa commedia?

Il mio nome non ha importanza, visto che non ci conosciamo in senso stretto. La curiosità è il demone che ci accomuna per questo l’ ho invitata. La chiave come immagina è quella di casa, se fosse venuta alle ventidue avrebbe trovato il cancello aperto.

– Non accetto inviti al buio, soprattutto in casa di sconosciuti.

Perché ?

Perché no.

Chiuse la comunicazione, tornò a casa buttò chiave e biglietto nel cestino della scrivania e tornò ad occuparsi delle sue faccende.

La mattina seguente si svegliò riposata e confortata da un forte odore di gelsomino, profumo che adorava. Non aveva idea da dove venisse e si alzò bruscamente per scoprirlo. Sul tavolo del soggiorno un’enorme pianta di gelsomino in fiore faceva bella mostra di sé. Quella visione la riempì di orrore: qualcuno si era introdotto in casa sua mentre dormiva. Il cellulare aveva un messaggio.

Spero che questi fiori abbiano cancellato le sue paure circa l’eventualità che io voglia farle del male, se lo avessi voluto stanotte avrei potuto farlo tranquillamente.

– Chiamo la polizia

“Ma no, non mi sembra il caso”. La voce alle sue spalle la fece sobbalzare.

Si voltò di scatto: lo sconosciuto era lì.

Ora Loredana era impietrita dalla paura.

L’uomo era alto, curato nell’aspetto e negli abiti e con un ampio sorriso rassicurante sul viso.

“Cosa potrebbe fare la polizia dopotutto? Io non sono rintracciabile nel vostro mondo, vengo da un altro pianeta. Appartengo ad una razza più evoluta della vostra e come ti ho dimostrato non ho cattive intenzioni”.

Loredana si riscosse, l’adrenalina scorreva nel suo corpo come un rivolo incandescente e rapido. Indietreggiò verso la porta e una volta in corridoio corse verso la cucina impugnando il coltello più affilato che avesse trovato e si preparò ad affrontare lo sconosciuto chiunque fosse. Ma con sua sorpresa lui non si era mosso. Sempre sorvegliando la porta della cucina Loredana compose il numero di emergenza della polizia e in pochi minuti arrivò una volante. Quando esaminarono la casa non trovarono tracce di estranei e visto che non c’erano effrazioni cominciarono a dubitare della versione di Loredana. Quando lei prese il cellulare per mostrare loro i messaggi scoprì che non ve n’era traccia. La chiave nel cestino era sparita con la busta e il biglietto inoltre in via Roversi 4 abitava, da sola, Elsa Martinelli che al momento era in vacanza in America. La casa era vuota.

Solo la pianta di gelsomino era rimasta al suo posto sul tavolo.

I poliziotti non nascosero la loro irritazione e la informarono che esisteva un reato di procurato allarme che poteva costarle una denuncia.

Loredana si chiuse in sé stessa una settimana, scioccata. Poi gradatamente si convinse di essersi fabbricata un incubo e non ci pensò più.

Un anno dopo ricevette una busta con dentro una chiave, un indirizzo e un’ora.

Fu puntualissima.