17 dicembre

17 dicembre

Bartolomeo Saliceti era un entomologo.

Era molto stimato e i suoi corsi erano affollati di studenti. Quella sera però aveva accettato di fare una sorta di lezione privata per una studentessa particolarmente dotata e per la quale il professore nutriva una simpatia non del tutto innocente.

La lezione riguardava la strana simbiosi tra un bruco e una particolare vespa terraiola. La vespa individuava il bruco che l’entomologia descriveva come mansueto e privo di grandi spunti creativi. Viveva un presente lento e laborioso, incurante dei predatori, sorretto dalla logica che se la natura non lo aveva dotato di unghie, denti, sostanze urticanti o veleni, aveva considerato del tutto inutile fare progetti evolutivi o strategie di difesa. Molti erano così : vittime predestinate che avevano come unico scopo sopravvivere il più a lungo possibile.

La studentessa commentò: “Come certe persone che quando gli si chiede come stanno rispondono “Non mi lamento”.

Il professore sorrise con condiscendenza alla battuta della studentessa. Detestava essere interrotto. Ed era anche un po’ stupito: Marzia Miracoli era una studentessa taciturna solitamente, e quella battuta sciocca non era proprio da lei.

Quindi proseguì cliccando sull’immagine successiva.

Le vespe individuavano sulle piante i bruchi più corpulenti e, attraverso un atto che probabilmente al bruco procurava un piacere di ordine sessuale depositavano all’interno due larve. Il bruco, per quanto si potesse osservare era del tutto ignaro di quella invasione parassita e continuava per un po’ la sua normale esistenza. Le larve lo mangiavano dall’interno ma più ancora sembravano assumere il controllo cerebrale della creatura ospite, che infatti ad un certo punto smetteva di nutrirsi e dedicava tutte le sue energie residue alla costruzione di un bozzolo entro cui chiudersi proteggendo di fatto le larve che continuavano a mangiarlo vivo fino alla sua distruzione totale.

In seguito le vespe cadevano in una specie di letargo da cui si svegliavano ormai formate e tagliando il bozzolo uscivano a popolare il mondo.

La studentessa battè le mani come una bambina di fronte ad una torta di compleanno. Il professore rimase interdetto per questa reazione ma soprattutto per il fatto che sul volto di Marzia era apparso uno sguardo molto malizioso.

La studentessa si sciolse i capelli e si avvicinò con una movenza inequivocabilmente provocante, sfiorò il ventre del professore e chiese se si poteva approfondire la parte in cui il bruco si irrigidiva per soddisfare una pratica sessuale. Il professore non si sottrasse ad una spiegazione pratica molto accurata che la studentessa seguì con molta partecipazione.

Il professore non la incontrò più e pur continuando la sua esistenza fu colto da una profonda malinconia. Deperiva a vista d’occhio e aveva diradato la sua vita sociale al di fuori del lavoro.

Mangiava poco e si concedeva unicamente alimenti ipercalorici e qualche bicchierino di anisette che lo rincuoravano e lo distraevano parzialmente dalla malinconia che lo divorava da dentro.

Il preside un giorno, incontrandolo nel corridoio stentò a riconoscerlo, il ventre enfiato era l’unica prominenza di quel corpo che si era asciugato e rinsecchito come in preda ad una marcata denutrizione. Quando gli chiese come si sentisse il professor Bartolomeo Saliceti sorrise mansueto e disse una sola frase.

“Non mi lamento”.