16 dicembre

16 dicembre

Angelica Santamaria camminava lentamente sull’asfalto ghiacciato della provinciale.

Era scalza, un poncho logoro le copriva il corpo minuto e i capelli le scendevano sulle spalle con una compostezza regale. Tutto il suo incedere era fiero e se chi la incrociava provava la curiosità di incrociare il suo sguardo subito lo distoglieva cogliendone il pericolo.

Erano le ore che precedono l’alba.

Angelica a dispetto del suo nome e cognome o forse proprio in ragione di quello era una creatura votata al male. O meglio, credeva fermamente nel potere distruttivo e rigenerante del caos e ne era un’agente attivo.

Chi crede che vi siano gerarchie piramidali come se l’inferno fosse un’azienda con budget mensili da onorare ha fantasia da prosivendolo.

Il male si perpetra come una missione, come suo cugino il bene.

Angelica camminava incurante del freddo e dei sassi, sulla spalla aveva un corvo imperiale che, per non cadere, si aggrappava, con gli artigli alla sua spalla, facendone stillare sangue.

Ma Angelica non sentiva nulla, non vedeva nulla.

Era la regina dei ragni.

E nella notte dell’otto dicembre c’era luna nera, una notte speciale dove fare riti speciali.

Arrivò al cimitero abbandonato.

Il fossato che i contadini riempivano con acqua deviata dalla fonte e che il parroco benediva era secco. I figli dei contadini non credevano più a quelle superstizioni. Il parroco era giovane ed era votato alle missioni a raccogliere fondi. Angelica sorrise.

Lasciò cadere il poncho che era composto non di fili di tessuto ma da milioni di ragni che corsero veloci verso il terreno sconsacrato. Molti morirono ma la maggior parte riuscì a stendere una coltre di ragnatela che abbracciava tutto il terreno.

Ora, le anime che non erano esalate verso l’alto, quelle che conservavano un rancore per la loro vita passata sentirono un fremito, qualcosa o qualcuno era venuto a svegliarle.

Camminarono sulla ragnatela strisciarono su quella bava d’argento che il primo mattino rendeva perfettamente visibile. Angelica li raccolse come il pescatore fa con il pesce. E fece ritorno verso casa, scandendo gli ordini per quelle anime perse.

“Io vi ho svegliato, voi siete in debito con me.

Mi obbedirete.

Al plenilunio vi libererò. Voi cercherete gli uomini forti del paese, quelli giovani e in salute. Li indurrete a sedurre le mogli, le fidanzate, le amanti.

Vi aggrapperete alla loro schiena, mescolerete il vostro buio al loro seme. Creerete progenie avvezza alla tenebra li crescerete e li curerete come neri famigli poi li porterete a me ch’io possa educarli, renderli oscuri e maldicenti tanto da nutrirsi di odio e diventare seminatori di paure, saranno letali come un’infezione che ammorbi il paese, invaderanno le città.

Domineranno il mondo.