11 dicembre

11 dicembre

Il vecchio spinse la barca in mare.

Era buio ma il corpo era guidato dai gesti di una vita, i piedi conoscevano la sabbia fredda e l’assalto dell’onda.

Salì con passi uguali, indovinò lo scalmo e remò con la fatica lenta che si arrampicava lungo la schiena.

La sua compagna se n’era andata da un mese e lui per due giorni non si era mosso da casa, aveva guardato la luce spostare l’ombra delle cose dall’alba al tramonto.

Si era alzato solo per del caffè nero e per dare sollievo alla vescica.

Il terzo giorno la veglia gli aveva affondato gli sproni nei fianchi ed era uscito in mare.

Quel mare nero che ascoltava le storie che il mondo gli riversava dentro forse gli avrebbe dato le risposte che la sua casa vuota non era riuscita a dargli.

Aveva caricato le reti per abitudine per quel giorno non aveva intenzione di soffocare d’aria le creature ignare dell’acqua.

Remava lento dondolato dall’attrazione della luna e affidava la sua pena allo sciabordio contro il fianco della barca.

Il mare era infinitamente più antico di lui ma non era mai stanco di storie, lo ascoltò senza giudicare il suo amore bambino, i suoi capricci, l’inutilità del suo rancore verso ciò che gli era stato tolto.

Una relazione conclusa, un amore finito, che c’era da dire? Il vecchio però aveva una domanda più profonda.

“Voglio ancora vivere? Per cosa dovrei vivere ancora?”

“Per la bellezza” rispose il mare “ e per la tristezza e la solitudine, per il silenzio, per questo corpo che risponde con il respiro al respiro del mondo” continuò.

Il vecchio remava e considerava le risposte.

Un sole rosa sanguinava piano all’orizzonte, il tempo scorreva sospinto da quell’identico respiro che il vecchio scambiava con il cielo.

Gettò le reti come colpito da un’intuizione, senza una reale necessità. Forse l’agonia di chi voleva vivere con tutte le sue forze gli avrebbe portato qualche messaggio che le sue rughe potessero ascoltare o forse poteva lasciarsi cadere oltre il bordo ad impigliarsi nelle sue stesse trappole.

Lo stimolo della fame bussò che il sole era già alto ma lui lo ignorò bevve un sorso di acqua dolce e ne sentì il miracolo proprio perché circondato da tutto quel sale sciolto nel sangue del pianeta.

Era vicino al punto di non ritorno, qualche colpo di remo lo avrebbe portato nella corrente che trascinava al largo. Sarebbe morto assetato a vaneggiare cotto dal sole. Il mare gli imponeva una scegliere, di trovare una risposta alla sua domanda.

Con un sospiro invertì la sua posizione e si apprestò al ritorno. Quando fu lontano abbastanza dalla corrente che lo avrebbe perso, recuperò le reti liberando via via i pesci vi erano rimasti presi. Ne conservò uno solo che aveva il suo stesso sguardo stupito di fronte alla perdita. Lo guardò mentre si dibatteva nei suoi ultimi dubbi. Quando fu certo della sua morte lo riaffidò al mare e, a pomeriggio inoltrato, ritornò alla spiaggia, tirò la barca in secca e si avviò verso casa.

Un gabbiano gli portò l’ultimo saluto del mare.

Un colpo di vento lo spinse nel buio.