1 dicembre

1 dicembre

L’uomo l’amava.

Avidamente.

Avrebbe voluto essere con lei sempre, nella veglia e nel sonno, sulla sua pelle e sotto di essa, voleva divorarla ed esserne divorato, voleva invaderle il respiro ed esserne respirato. Voleva essere il suo spettatore spasmodico ma ancor più voleva esserle dentro, come un amante mai sazio, come un mare che si frange, fugge e ritorna.

Lei no.

Non lo amava.

Gli voleva bene, talvolta lui la inteneriva…. Ma innamorata no. L’aveva provato, l’amore, tempo prima e…. no, non era quello. Quello era affetto, divertimento, passione, sesso…. Ma amore no.

D’ altra parte era così indispensabile l’amore ?

Per lei no.

Per lui, si.

Per carità…..lui l’amava così tanto che… amava anche che lei non lo amasse. Ma se avesse potuto….

Gli parlarono di una fattucchiera, una donna molto capace, gli dissero, risultato assicurato.

E lui andò.

Il posto che gli indicarono era una costruzione fatiscente, brutta, cadente, sporca e maleodorante al punto che fu sul punto di andarsene prima ancora di entrare. Ma il suo desiderio era forte, così forte da fargli sopportare anche il disagio di entrare e di rimanere poiché l’interno era, se possibile, molto peggio dell’esterno. Quanto alla vecchia che lo fissava con occhi acuti come chiodi, ancora una volta credette alla saldezza del suo amore poiché non arretrò neppure quando aprì la bocca in un sorriso malvagio e irridente.

“Non che io non sappia già perché sei qui” disse la vecchia “ ma è necessario che sia tu a formulare la richiesta quindi devo fare la solita stupida domanda: perché sei qui? Che cosa vuoi?”

“Vorrei…..”

“No, no ! Vorrei lo dici alla Madonna! Poi dici trenta preghiere o tremila e aspetti. Ti sembro la Madonna? Ti sembra una chiesa questo posto? Tu devi dire voglio, voglio, VOGLIO !”

L’ultimo voglio, l’aveva urlato.

E l’uomo per quanto impressionato dichiarò il suo volere.

“Voglio che mi ami, che ami solo me, che sia disposta a fare ed accettare tutto per me, senza limiti, fino alla morte.”

La vecchia rise forte.

“Ripeti ad alta voce che sei tu che lo vuoi”

“Sono io che lo voglio” disse l’uomo.

La vecchia aprì la mano dove brillava una goccia di liquido argenteo come mercurio. La fece scivolare in un boccettino polveroso, la tappò con un tappo logoro e ci fece colare sopra delle gocce di cera usando una candela nera.

“Ecco, ora non resta che fargliela bere o mangiare decidi tu come, ma deve averla dentro tutta quanta.”

L’uomo pagò e uscì con la sensazione di essere sporco, di una lordura che lo segnava in modo indelebile. Il boccettino gli bruciava tra le dita e quindi lo custodì in tasca, come un fardello nero sull’anima. Passarono due settimane prima che trovasse il coraggio di versarglielo dentro un cucchiaio di maionese con cui condì un panino che le vide consumare interamente.

La donna non capì cosa le era successo.

Di colpo quell’uomo a cui era affezionata si era trasformato in un bisogno.

Lo cercava, lo seguiva, riempiva tutto il suo tempo….

Lui ne era felice, si vedeva, ma lei aborriva sé stessa. Dopo un anno in cui lei si vide guardare, leggere, assaggiare, ridere, vivere in funzione dell’uomo, si ammalò. Una malattia rara e implacabile giunse a liberarla da quell’amore di cui non capiva l’esistenza, dentro di lei.

Un mese dopo la sua morte lui si suicidò.

La vecchia rise a lungo alla notizia, poi con il dito sudicio e l’unghia cornea incise nelle fibre del tavolo un rozzo glifo che rappresentava una gabbia per uccelli con lo sportello aperto. Incise la pelle vizza tanto da spremere una goccia di sangue nero dentro la gabbia, poi soffiò e la macchia si asciugò in fretta lasciando appena un alone che dopo qualche secondo parve muoversi di vita propria, qualcosa che pareva l’ombra di una donna si alzò dal pavimento della gabbia ed uscì, lentamente si distese e si dileguò come un filo nero di fumo.

La vecchia sorrise compiaciuta.