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Sala Lettura – Novembre 2022

La poesia è una fessura

nel vecchio muro grigio

che abbiamo eretto

tra i nostri occhi

e la vita

Prima o poi nella vita

scriverò una poesia

se scoprirò cosa pensi che sia

 

la scriverò dentro di te

non so esattamente dove

il cuore è sopravvalutato

 

raccoglierà con le mie mani

la forza del dolore

dell’urgenza e della storia

 

ti staccherà la corrente

una vena dopo l’altra

sostituendola col fuoco

 

mi dirai se ti piace quest’immagine

e se ti fa male

altrimenti la cambierò

 

è vero

non so come raggiungerti

e per dirla tutta non so chi sei

 

non sono ansioso d’incontrarti

puoi stare dove ti trovi

sarò contento se non riposi

 

se davvero vuoi parlare con me

anche da muto

e chiunque tu sia

 

nemico o amico o passante

tu avrai la mia attenzione

e ci diremo solo verità nostre

 

a costo di veder sparire

chi dei due la verità non sopporta

e lo sai già che non sarò io

 

la verità non è mai libera

e nemmeno tu

prima di leggermi e rifiutarmi

 

io sono già

dalla notte e dall’alba di ogni tempo

la tua coscienza cattivissima

 

ma la poesia no

la poesia non c’entra

la poesia non dice cose

 

proprio come tu

non cambi il mondo

neanche se diventi lettore

 

al mondo non si nasce

e lettore non si nasce

ma neppure si nasce poesia

 

prima o poi nella vita

ne scriverò una

e te lo dimostrerò

 

accadrà nella tua testa

non so esattamente dove

il cuore il cuore il cuore

è sopravvalutato

Sognavo da piccola
un mondo grande
scarpine da ballerina
per mantenere l’equilibrio.
 
Sognavo da piccola
senza temere
che una penna nel pugno
potesse cancellare il passato.
 
Sognavo, 
da piccola credevo d’esser eterna
partorii un cielo di colori
e vestii stagioni di speranze.
 
I miei sogni non crescono,
rimangono coraggiosi.
Io, un po’ sono cresciuta
ho appeso le scarpine dietro la porta
ho accolto i mostri nella stanza
ho fatto spazio ai dubbi
ho permesso alle rughe di dipingermi
ho osato istanti di felicità.
 
Ma in fondo, mi trovo sempre.
Bambina.

In bilico

tra la paura e l’euforia,

tra la caduta e la rinascita,

la vittoria e la sconfitta.

Sul filo del tempo

domande in equilibrio

in cerca di risposte

che tardano ad arrivare.

Non c’è fretta:

anche questa notte passerà.

Busserà alla porta un altro sogno

una fiammella di irrazionalità

un albero di speranza

la salvezza

con tutte le sue foglie.

Il rumore si espande

Diventa ticchettio

Diventa raggio di luce

Diventa polvere che vola

Catturo i granelli

Posati sulla copertina gialla

Si confondono con la musica

Ballano

La musica alza il volume

Vibra nell’aria

La porta d’ingresso è aperta

Si intravede un’ombra

Ricordo o sogno?

Sveglia che è ora!

Vuoi tornare o no?

Non so da dove e perché

Tornare per cosa?

Restare

Osservo la musica

Attraverso la parete

Non so se torno

Aspetto ancora un po’

Ho un fiore

Nato

Di novembre

Leggera rugiada

Al Mattino

Di campo

Fiorito

Colora il mio tempo

Separa i miei giorni

Felici

Ho un fiore

Delicato

Lo nutro d’amore

Accarezza i miei anni

Di guerra

Parole sentieri

Fa scrivere

I miei versi contrari

perduti

Non abbiamo più

bisogno di salvezza,

lasceremo tutto in ordine,

nessuna idea per cui uccidere:

le abbiamo tutte in prestito e

da restituire,

qualche peccatuccio per inferni

che resteranno vuoti.

Così noiosi

per ogni dio che abbia ancora

voglia di giocare,

leggeri come una dimenticanza

siamo la domanda di riserva

alle risposte della civiltà.

Annega di noia e sonno disturbato

un  tempo di cui non sappiamo

cosa fare,

una barbarie morbida

che sarà chiamata storia.

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