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Sala lettura – agosto 2021

Ho passeggiato sul tuo profilo
studiandone i confini
tuffandomi coraggiosa
nei suoi profondi laghi

mentre sanguinarie parole
correvano sulle pagine
di un qualsiasi cammino
che scava trincee nel tempo

ogni penna sarebbe felice
di ricevere voce
dalla tua mano sapiente
che produce bellezza eterna

e mi disseto ogni giorno
alla tua sorgente d’inchiostro
come un malato di malinconia
che incontra la sua eternità

Ti conservo nello scrigno
delle generatrici di vita
mentre cresce l’immagine
di una conoscenza consolatrice

e tutto ciò che fai
mi respira ogni giorno.

Scriviti la canzone che vuoi sentire
solo la canzone tua sarà la canzone perfetta tua
sputa in faccia a me che scrivo questa
non devi voler bene alla mia
vattene subito via da qui
se mi ascolti non ascoltarmi
smetti di dirmi bravo grazie hai trovato la lingua
come se io l’avessi fatto per te
non avrei neanche potuto perché non sei intero
e non mi stai dicendo tutto
e non mi stai dicendo per esempio
che avresti cambiato comunque alla canzone mia
quella parola o quel verso
che avresti cambiato comunque la canzone mia
adesso vai e abbi responsabilità
perché anch’io sto aspettando la canzone tua
che sarà buona compagna della canzone mia
non buona per te
ma non sarà buona per me
che voglio essere buon compagno tuo
come di tutti i maestri
e di nessun allievo

Noi giganti mangiamo con le mani lasciando cadere le briciole.
Le formiche si devono accontentare, guai se provano a risalire le gambe del tavolo.
Abbiamo mani curate che strappano foreste e un respiro per avvelenare l’aria. 
Siamo soldi. 
Siamo armi. 
Slogan. 
Noi siamo il cancro, la solitudine figlia del progresso, il passo indietro capace di calpestare il passato, ignorare il presente, sporcare il futuro. 
Accendo la milionesima sigaretta, lei fuma un’altra ora della mia vita. 
La notte tossisco via pezzi d’anima che iniziano a viaggiare per poi posarsi su addomi gonfi color d’ebano. 
Mosche e larve. 
Hamburger e patatine. 
Fango e banconote da cento euro giocano sui secoli al tiro alla fune. 
I trefoli stanno cedendo, uno dopo l’altro, ma siamo troppo lontani dal centro per capirlo. 
E noi cambiamo i vestiti, cambiamo lo sguardo indossando quello più accattivante da imprigionare in una fotocamera frontale da diciotto megapixel, il sole ci guarda preferire il fascio istantaneo di un flash led a lui. 
La parola crea, la parola distrugge. 
Sono stanco, portami un caffè nero. 
Una penna e un foglio bianco.
Devo disegnare un bambino che tiene in mano il suo palloncino. Non ho le parole giuste per il suo sguardo, ho il mio sguardo perso nel suo stupore che chiamo salvezza. 
Un altro trefolo cede. 
Forse l’ultimo. 
E ora, tutti, ricchi e pezzenti sono uguali. 
Tutti sono caduti, in questa gara non esistono i vincitori. 
Siamo tutti seduti, e finalmente salvi. 
Il nostro sguardo incontra quello dei bambini e dei cani. 
E loro ci tendono le zampe e le mani mentre il cielo scatta una foto. 


Strane abitudini
avevi tu:
schiantarti sempre sullo stesso muro,
a capire poi che nella crepa mi
stavi lasciando un cuore indomito per continuare.
Strane abitudini
avevi tu:
scavare sempre nello stesso vuoto
a sapere poi che nella fossa mi
stavi lasciando un fuoco sacro da
perpetuare.
Belle abitudini
avevi tu
curare sempre quello stesso albero,
a comprendere poi che tra le radici mi
stavi lasciando un credo infallibile da
ostentare.
Una cosa senza nome,
instancabile, perpetua, ostinata:
quell’ abitudine severa e felice,
il rito del valore ai
piedi di quel muro,
di quel vuoto,
di quell’albero
che adesso ho di fronte
come gli spiriti destati di tre soldati in uno,
per il mio ingresso nella tua stessa guerra.

Questo mondo è una conchiglia grande;
l’umanità è uscita da tempo
lasciando un caotico vuoto.
Vorrei chiudere la vita in una valigia
per avere piedi veloci
a viaggiare dove non ci sono ancora impronte.
Potrei fare a meno di tutto
tranne della mia anima.
Mille particelle
staccate dalle screpolature dell’esistenza
orbitano in cerca di punti esclamativi.
È dove ci affermiamo
che si registra una nuova nascita.
Non vorrei stancare i pensieri
a mantenere l’equilibrio
sul filo teso della ragione;
vorrei concedergli il volo della follia,
sul precipizio delle paure
improvvisare una danza.
Non so spiegarvi diversamente
la fame di vita,
la sete di sogni,
il bisogno d’immenso.


Aspettati sempre l’impossibile.
E cosa importa non dovesse accadere?
Che valore ha il fatto, se non è preceduto da un grande desiderio passionale?
La passione è il motore di ogni corso d’acqua. È la motivazione per cui il sole sorge ed esplode ogni giorno.
È riconoscenza alla carne, alle ossa, agli occhi e a tutto ciò che sfiorano.
La passione è quando emozione e ragione si cercano in eterno ma consapevolmente.
Perché il senso del cercare allontana ogni timore e veste gli abiti del mistero eterno che non deve essere svelato.
Come quel secondo prima del bacio che sa di bacio e chissà.
Perché il sapore è già impresso da tempo nei corsi d’ogni pensiero.
E così il tragitto è più importante della meta.
Quel momento staccato da ciò che deve accadere per decisione.
Quel momento che precede ogni scelta, quel momento in cui si vive l’impossibile, in attesa di un controllato avvenire.


Poi andavo verso l’orizzonte
che era solo una linea
e
superata quella
perduravo nell’intento

stessa retta
che tuttavia
tracciavo con lo sguardo
perché il limite
è solo un disegno


Testa sul muro
Sono quello che sono
Posso colpirla mille volte
Non uscirà quel pensiero
Sono quello che sono
Sono grilli che cantano
Storie di mostri
Ragni scappati
Sono pioggia
Fango, finestra chiusa
Porta sbattuta
Sono quello che sono
Rapita, angosciata
Spaventata
Sono fiume, montagna
Sono ramo piegato
Soffio di schiuma
Troppo dolore
Sono scappata
Sono restata
Nel regno dei cocci
Incollati con l’acqua
Scorrono via
I cocci
Sono festa
Sono partita
Nel buco di un sogno
Ferma scruto
La crepa
Sono sparita

Basta un attimo per non esserci più
basta un secondo, un piccolo errore
una minuscola frazione di tempo
per annullare una vita
anche se poi una vita
non la puoi annullare
restano sempre i ricordi, i battiti condivisi,
i sorrisi, le cazzate,
tutte quelle cose che servono
per sentirci vivi
per avere la sensazione
di essere
molto più di quel che siamo
Io non ci sto, non voglio parlare di morte
in noi ci sarà comunque vada
una traccia di eterno
Dimmi solo dove devo guardare
dove devo cercarti
Ti sento
il cielo è a un passo
Tu continui a restarmi accanto
anche su questa terra.

Penso a te
in questo giorno speciale
ai passi fatti
e a quanti ne farai.
Ti guardo
mentre cerchi la strada
nel labirinto di questa vita.
Non è facile avanzare
siamo nel mezzo di una tempesta di materia
senza un ombrello per ripararci
senza la chiave giusta per interpretare
e così cadiamo nell’inganno
e il benessere diventa la felicità
e l’ultimo modello il nostro sogno.
Non permettere al fuoco che è in te
di spegnersi
abbine cura
come fece l’uomo delle caverne
trattalo come il bene più prezioso.
Usalo non per incendiare boschi
come farebbe un piromane
ma per forgiare metalli
come un fabbro con incudine e martello.
È più faticoso
ma potrai creare opere raffinate,
di gran pregio,
non resterà solo cenere.
Non guardare il mondo solo in bianco e nero,
bello o brutto
buono o cattivo
giusto o sbagliato
impara a cogliere le sfumature
è lì che spesso troviamo il senso.
Non temere le domande
anche quando non trovi le risposte
la vita vera è lastricata di dubbi
non di certezze.
Accettalo.
Siamo fatti di luci e di ombre
è guardando le ombre
che capiamo da dove arriva la luce
è così che troviamo la direzione.

Provo sentimenti
contrastanti
e questa notte mi appare
con la tua visione
ora tersa, ora confusa.

In questa immagine:
bagliore nella luce soffusa
ci siamo noi

sotto il temporale..

poi le albe sfatte cullano i tuoni
si pacano come pargoli
luce attraverso le gocce
in sospensione

Arcobaleno e queste tue parole d’amore
non mi bastano.

Temo una tua distrazione
mi pongo un freno
quel che cerco è il sereno,

ma quando lo bramo
ci siamo sempre noi:
piangono neve le nuvole
si mischiano col fango

i fiori sbocciano senza stenti
sotto questo sole in bilico
che mi stringe i fianchi

e non posso che arrendermi
ad un bacio
mentre tutte le stagioni mi attraversano
e non passano.

Sentiva le onde
   Carezzarle i sogni

   Ed ecco,
   ti ritrovo qui, sotto il mio portone.
   Ormai fai parte della quotidianità e non ti considero strano o diverso, anzi ogni volta che ti guardo non posso fare a meno di pensare a chi realmente sei, chi eri, cosa avevi o non avevi accanto a te, cosa ti ha portato a tutto questo e cosa ti manca ora.
   Vedo come ti guardano: la maggioranza con disprezzo e ribrezzo, quasi odio.
   Altri con timore e sospetto.
   Alcuni, anche se veramente pochi, con pena e pietà.
   Ma i peggiori credo siano quelli che non ti vedono affatto!
    Trasandato, spettinato ma mai solo: anche se non vediamo nessuno tu parli sempre con qualcuno e a volte ci discuti anche animatamente.
   Ma la cosa che mi incuriosisce di più è il tuo portare sempre con te un foglio bianco e una penna bic. Nera.
   Mi sono fermata più volte ad osservare cosa scrivessi: sembrano formule matematiche, scientifiche o chissà magari una lingua sconosciuta fatta di segni e forme.
   Anche se puoi sembrare così tanto distante da me, io sento che sei un’anima speciale.
   Che se ci penso bene: cosa mi fa essere alla fine tanto diversa da te? Forse mi appartiene un cammino e un destino differente soltanto perché sono stata meno sfortunata e meno disperata.
   Vorrei aiutarti in qualche modo, ma sembra che a te non serva nulla se non il tuo gradino dove dormire e i tuoi fogli sui quali scrivere…
   …e quel mio sorriso a cui rispondi con uno sguardo dolce e senza tempo.

Vi son giorni di sole, di sole e non,
in cui per qualche momento v’è una pace d’incanto

son istanti di vita breve, una farfalla
ma molto più leggeri, una piuma

e niuno sulla terra o altrove osa violarli
non la rosa e le sue spine
né le spire del serpente
e quasi pare c’anche ogni male del presente
si plachi in questo sacro tempo
come tutti a mirar il breve miracolo

v è un inviolabile silenzio
tutt’ attorno a racchiuder questo momento
il cielo s’è ormai aperto
ad accoglierlo questo silenzioso canto

si ferma il vento ormai stanco
di girar a tormentare il mondo
che troppo crudel gli pare
di attraversar la nuova quiete


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