Ciò che non fu detto è che eravamo due.
Gemelle per nascita e per aspetto.
Ma di anima così dilaniata che ci bilanciavamo e solo se eravamo insieme potevamo dirci sagge.
Io avventata e spaccona come un temporale.
Lei paziente e dimessa come acqua che dilaga.
Quel giorno mi annoiavo come era mio costume e presi la via del bosco.
Incontrai il lupo.
Non parlava, non mi blandiva chiedendomi dove andassi e che facevo di bello
Provai a correre ma i suoi denti e la sua fame d’inverno correvano di più.
Provai a lottare ma lui sapeva meglio di me chi era lui e chi ero io.
Infine ebbi paura e la Paura ebbe me.
Il lupo mi mangiò il cuore ma una volta dentro di lui io mangiai il suo.
Con lui fui selvaggia e cattiva e libera, perché non si può essere l’una senza essere anche le altre due.
Fui felice fuorché per la mancanza acuta che sentivo dell’altra mia metà, la sorella rimasta a casa della mia infanzia.
All’alba della mia vecchiaia andai ad ululare sotto la sua finestra.
Si affacciò una ragazza esile e invecchiata che tremolante aprì la porta.
Mi riconobbe subito ma non cessava di meravigliarsi di quanto grandi fossero i miei occhi, le mie orecchie e la mia bocca.
Poi aprì le braccia e io mi rifugiai in lei.
Non è come dicono: invecchiammo insieme.
A guardare la luna.
