Sei una poesia.
La più bella che ho scritto.
Ho consumato i fonemi
a furia di canticchiarla.
La memoria ha fatto posto
al suo suono.
Dovrò diventare sorda
e muta restare di fronte a te
per dimenticarti.
Sei una poesia.
La più bella che ho scritto.
Meglio non fare troppe domande, meglio non chiedere, perché a certe cose non ci sono risposte che possano consolare il cuore.
Il cuore sanguina, è una sua caratteristica, deve prendersi carico di spingere tutta quella quantità del prezioso liquido rosso, senza fermarsi mai un attimo, perché possa spingerlo a nutrire ogni parte della nostra vita, ogni pensiero.
È una grande fatica, non potersi mai fermare.
Ma lui non si arrende, non lo fa mai prima della fine.
Intanto i pensieri, a volte, si stancano di fare il tifo per lui e decidono che potrebbe anche fermarsi, che può bastare, che non vale la pena continuare la corsa.
Ma lui, ostinato, innamorato della vita, non sente nessuno e continua.
Dovremmo aiutarlo, anche quando siamo stanchi, anche quando ci fa male tutto, non possiamo mica abbandonarlo, costringerlo a portare avanti da solo tutto questo lavoro.
A volte, se la mente lo aiuta, lui si sente molto più forte, gli sembra che tutto abbia un senso, un motivo valido.
E se guardi bene, il motivo c’è sempre, anche se non nel presente, verrà qualcosa che ti renderà felice, tra un giorno, tra un mese, chissà.
La mia vita più bella è accaduta dopo la mia scampata morte, perché l’ho guardata in faccia e ho capito che lei ha più paura di me.
Così l’ho abbracciata e le ho detto: “ci vediamo più in là” e lei non si è sentita più sola.
Ti ho riconosciuto
prima ancora di conoscerti
in un tempo lontano
d’infanzia ancora intatta
di giochi e di risa
di gioia non violata.
In mille volti ti ho cercato
in un tempo senza fine
senza trovare risposte
alla mia irrequietezza
Caparbiamente ho atteso il tuo arrivo
ogni giorno
con ostinata certezza
del tuo divenire realtà
Il tempo passava
ferite profonde ci venivano inferte
dolori e amarezze
laceravano l’anima
ma nulla poteva osteggiare
ciò che il mio cuore attendeva
Eccoti
mi sei davanti
mi sei intorno
mi sei dentro
L’anima ti riconosce al primo sguardo
anche se vesti una pesante corazza
non puoi celarti ai miei occhi
non puoi nasconderti a me
che sono te
E inizia la danza
di anime
di corpi
di cuore
di dolori passati
che mostriamo all’altro noi stesso
con candore,
di fughe improvvise.
Spaventati dal troppo
ci facciamo del male
per guarirci.
Per tornare anime pure
al quel candore del primo sguardo
e ancor di più,
a quell’attimo
senza tempo e spazio
in cui ci eravamo divisi.
Questo fragile
ed imperfetto incedere
passi silenziosi d’anima
in cerca della Vita
sei Confine
– Terra di Mezzo –
l’ultima lingua d’inchiostro
che si è appena staccata
dalla parola fine
che coincide
col punto di una stilla già nata
– sollevando la penna dal foglio –
che cadendo
libera il mio passo bianco
ancora acerbo
Nella tua generosità
ritrovo l’orizzonte
la bussola nelle mie mani invece
è soggetta alle leggi della fisica
Per questo l’ho abbandonata
mentre da te
non staccavo mai lo sguardo
Lo so
non sono mai stata sola
sotto il cielo che muore
Adesso però
mi faccio spazio
tra le incrinature della mia memoria
per vedere oltre
il vetro appannato dal mio respiro.
Mi affaccio
tra le lucide asperità
di due lenti rotte
Voglio inventare ogni modo possibile
di guardarti
Mi hai sussurrato
che sono qui per mescolarmi con l’aria
e diffondermi
ed io
obbedisco all’unica legge che conosco
e mentre il fuoco sale
e non sa finire
Nel mio cuore
appena venuto al mondo
Respiro il tuo ritmo.
Siano benedette le contraddizioni
il non sapere nulla
la voglia di farsi domande
la fiducia cieca.
L’ostinazione, nell’agenda degli altri
compare alla voce “impossibile”.
Ma io credo sia tutta
una potenziale magia
una forma divina creata
dalle accurate visioni.
È quando vedi il mare e non lo vedi
È quando i fatti del mondo appaiono
come piante grasse sui davanzali
Statici e silenziosi
È come se ogni paura converge nel punto di desiderio più alto
È come quando, guardando i piedi del monte
Gli vedi la vetta
È come se sapessi che lì
Lassù
Vi è un dolce rifugio
Dove abbandonare la pelle fuori dalla porta
Ed entrare solo col cuore
Ecco, i piedi del monte
Rendono il mio cuore un bambino davanti ad una vetrina di giochi prima che apra il negozio
Il tempo che passa è tanto lento
Ma la gioia di entrare
aiuta a sopportare questa lentezza
Cos’è questo monte
se non un giocattolino
davanti al mio desiderio più alto.
Ogni secolo è alla fine e le canzoni che contano
finiscono assieme alle ciliegie o alle primavere
Il libro che ho tra le mani non è di carta
il libro che mi gira tra le mani mi ha per le mani
I cassetti si sfiniscono ogni tanto
con un messaggio ignorato che ci mette a cercare
Se la memoria passa al cuore si colora
se il ricordo ti trasloca in testa si addolora
Io sarò sempre giovane ferocemente
alla faccia schifosa dei vecchi che si sono rinnegati
Leggimi al contrario di come vuoi
e ridammi il nome di ogni cosa sottratta
Su questo pianeta io ho quattro mani
perché devo scrivere con le orecchie tappate
