L’ altro

L’ALTRO

Nel buio della notte

un estraneo occupa il tuo posto

nel nostro letto.

Sei tu, certo,

ne hai la forma se accendo la luce

ma c’è di più

è come una macchia di umido

che affiora al giungere dello scuro…

un suono estraneo esce dalla tua gola

un gorgoglio innaturale

così distante dalla tua voce rotonda

che mi dice parole di pane

prima di addormentarci la sera.

Tu dormi e non riconosco il tuo odore

mi avvicino nuda

ai tuoi capelli di carta

spio la curva delle tue labbra

che si gonfiano a risacca di un respiro di tana

annuso gli anfratti nascosti :

neppure le parti più intime e amate

conservano un sentore che posso ricordare

sono certa

che se fossi capace

di alzare le tue palpebre

senza svegliarti

sotto scoprirei occhi bianchi

ignoti

inquietanti

il tuo sonno è come il varco

di un’altra dimensione

la mia veglia una terra d’ombra sospesa e aliena

quanto lo spazio dietro le quinte

di una recita.

Tu dormi

io raccolgo le ginocchia e dondolo piano

per non svegliarti

in attesa che il sole ti riporti a me

per come ti conosco.

Tu dormi ma io non posso dormire

talvolta stringi le mani a pugno e il tuo respiro si fa aspro

ho paura

quando l’altro cerca di uscire

ho paura che mi sorprenda nel sonno

e che,

nel giudicarmi un’altra,

mi abbandoni.

Mi scacci.

Mi sopprima.